Ago23rd

Festa Democratica: IL Programma

Parte Oggi Festa Democratica. Ecco il programma completo.

ore 17.00 Apertura della Festa
Goffredo Bettini, Lino Paganelli, Andrea Manciulli, Andrea Barducci, Giacomo Billi, Osvaldo Miraglia

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 18.00 Bruno Trentin. Il coraggio dell’utopia quotidiana
Goffredo Bettini, Iginio Ariemma, Achille Passoni, Enrico Panini, Emanuele Berretti, Corinna Pugi
ore 21.00 L’Italia dei cittadini: il nuovo welfare
Enrico Letta e Raffaele Bonanni
conducono Laura Cannavò e Raffaella Cascioli

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set

Libreria

ore 19.00
Alice Banfi “Tanto Scappo lo Stesso” (Stampa Alternativa)
ore 21.45
Licia Troisi “La ragazza Drago” (Mondadori)

Arena Spettacoli

ore 21.15 Whisky Trail (ingresso libero)
 
Domenica 24 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 18.00 Quale Italia? Confronto sul federalismo
Umberto Bossi e Sergio Chiamparino
conducono Maurizio Mannoni e Leonardo Boriani
ore 21.00 Italia dei cittadini. Confronto o scontro?
Nicola Latorre e Altero Matteoli
conducono Giorgio Saba e Stefano Cappellini

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set

Teatro Lorenese

ore 18.30 L’Italia dei cittadini: le infrastrutture per la crescita
Andrea Martella, Altero Matteoli, Riccardo Conti, Paolo Buzzetti
conduce Mario Lancisi

Libreria

ore 19.30 
Nicoletta Bazzano “La donna perfetta. Storia di Barbie” (Laterza) con Annamaria Parente, conduce Candida Curzi
ore 21.45
Giampiero Rossi e Simone Spina“I boss di Chinatown” (Melampo)

Arena Spettacoli

ore 21.15 L’aura (ingresso libero)
 
Lunedì 25 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 21.00 L’Italia dei cittadini: noi e l’Europa
Emma Bonino, Umberto Ranieri, Maria Paola Merloni, Gianluca Susta, Guido Sacconi, conduce Federico Fubini

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set
ore 23.00 KOBAYASHI in concerto www.radioradicchio.it

Libreria

ore 19.30
China Keitetsi “Una bambina soldato” (Marsilio) con Marco Nese
ore 21.45
Federico Fornaro “L’anomalia riformista. Le occasioni perdute della sinistra italiana” (Marsilio) con Piergiorgio Gawronski e Antonello Giacomelli

Arena Spettacoli

ore 21.15 Circo della Pace (ingresso libero)

Sala Rossa Palazzo dei Congressi

ore 21.00
In collaborazione con “Cooperativa Archeologia - Associazione Amici dell’Alfieri”
Film: Niente è come sembra di Franco Battiato
Il pensiero del cinema. Incontro con l’autore ed Enrico Ghezzi
conduce Mario Sesti
Martedì 26 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 18.00 Quale Italia? Confronto sulle regole istituzionali
Roberto Formigoni e Vannino Chiti
conducono Roberto Arditti e Nadia Zicoschi

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set
ore 23.00 MARTINICCA BOISON in concerto
www.radioradicchio.it

Libreria

ore 21.45
Beppe Sebaste “Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne” (Laterza)

Arena Spettacoli

ore 21.15 Pooh in concerto
Mercoledì 27 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 18.00 L’Italia dei cittadini: 60 anni di Costituzione
Oscar Luigi Scalfaro, Pierluigi Castagnetti conduce Chiara Geloni

ore 21.00 Quale Italia? Il futuro dell’ambiente
Ermete Realacci e Grazia Francescato, conduce Ilaria Iacoviello

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Aperitivo Dj set con Novaradio
www.novaradio.info
ore 22.00 Dj set con Novaradio
www.novaradio.info

Arena Spettacoli

ore 21.15 Gogol Bordello in concerto

Sala Rossa Palazzo dei Congressi

ore 21.00
In collaborazione con “Cooperativa Archeologia - Associazione Amici dell’Alfieri”
Film: Tutta la vita davanti di Paolo Virzì
Film: Parole sante di Ascanio Celestini
Giovedì 28 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 18.00 Quale Italia? Dove va l’economia
Giulio Tremonti e Pier Luigi Bersani
conduce Gaia Tortora e Alberto Orioli
ore 19.30 L’Italia dei cittadini: esiste ancora il Mezzogiorno?
Sergio D’Antoni e Michele Emiliano, conduce Rosanna Lampugnani
ore 21.00 L’Italia dei cittadini: le regole del gioco
Andrea Orlando, Sandra Bonsanti, Denis Verdini, Giulio Santagata, Andrea Manciulli, conduce Bruno Miserendino

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set con Novaradio www.novaradio.info
ore 23.00 RIO MEZZANINO in concerto www.radioradicchio.it

Teatro Lorenese

ore 21.30 Sfide sul palco
Campioni del passato vs Campioni del presente: Il Mito Olimpico
Giorgio Cagnotto vs Tania Cagnotto, Maurizio Damilano vs Alex Schwazer, Arbitro Darwin Pastorin

Libreria

ore 19.30 
Mario Lancisi “Don Milani. La vita” (Piemme) con Michele Gesualdi e Vinicio Peluffo
ore 21.45 Leggende Metropolitane
Conversazioni sulle città: Gaetano Savatteri racconta i “misteri” di Palermo
ore 22.30 Una vita diffìcile: il cinema e la precarietà
Incontro con Paolo Virzì e Ascanio Celestini, conduce Mario Sesti

Arena Spettacoli

ore 21.15 Maurizio Crozza
 
Venerdì 29 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 11.00 Le politiche per gli anziani, una priorità per il Paese
Partecipano Carla Cantone, Romano Bellissima,
Loreno Coli, Cesare Damiano
ore 17.00 Il giorno di Obama
Collegamento da Denver
ore 18.00 Quale Italia?
Antonio Di Pietro e Rosy Bindi
conducono Bianca Berlinguer e Claudio Sardo
ore 21.00 In memoria di Libero Grassi: impresa, estorsioni e appalti. Le nuove vie dell’antiracket
Piero Grasso, Achille Serra, Tano Grasso, Giuseppe Lumia, Ivanhoe Lo Bello, Rosario Crocetta, Paolo Beni, Vincenzo Conticello, conduce Sandra Amurri

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set con Novaradio www.novaradio.info
ore 23.00 GRAND CARABS in concerto www.radioradicchio.it

Teatro Lorenese

ore 11.00 Assemblea degli organizzatori regionali e provinciali del PD
Partecipano Giuseppe Fioroni, Andrea Orlando,
Nico Stumpo, Donato Mosella
ore 19.30 Testamento biologico
Paola Binetti e Ignazio Marino, conduce Giuliano Giubilei
ore 21.00 Fondazioni bancarie ed Enti locali tra promozione culturale e sviluppo del territorio
Marco Cammelli, Gaetano Sateriale, Marta Vincenzi, Giovanni Doddoli, Gabriello Mancini, Fabio Pammolli, Andrea Marcucci. Introduce Dario Nardella, coordina Marco Carrai
Libreria

ore 18.00
Premio Ilaria Alpi “Giornalismi & Mafie. Alla ricerca dell’informazione perduta” (Egalibri) Lirio Abbate, Jean-Leonard Touadi, Roberto Natale, Mariangela Gritta Grainer, conduce Roberto Morrione
ore 19.30 Sfide sul palco
Campioni del passato vs Campioni del presente: Vita da commissario tecnico.
Alfredo Martini vs Franco Ballerini, arbitro Antonio Mannari
ore 21.00 Leggende metropolitane
Conversazioni sulle città: Gianrico Carofiglio racconta i “misteri” di Bari, conduce Federica Fantozzi
ore 21.45 Interviste impossibili Live
Gianrico Carofiglio incontra Tex Willer (interpretato da Francesco Carofiglio)

Arena Spettacoli

ore 21.15 The Wailers in concerto
 
Sabato 30 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 18.00 Quale Italia? Sicurezza e paura
Roberto Maroni e Marco Minniti
conducono Barbara Carfagna e Fabio Martini
ore 21.00 L’Italia dei cittadini: l’economia sociale
Enrico Morando, Bruno Tabacci, Aldo Soldi, Carlo Mitra, Massimo Ferlini, conduce Elio Silva

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Aperitivo Dj set con Novaradio www.novaradio.info
ore 22.00 Serata in Bianco e Nero!
Dj Set con Novaradio - www.novaradio.info

Teatro Lorenese

ore 10.00 Assemblea Nazionale: il PD nelle amministrazioni locali
Partecipano Paolo Fontanelli, Vasco Errani, Leonardo Domenici, Fabio Melilli, Oriano Giovanelli, Giuseppe Fioroni
ore 15.00 Assemblea delle amministratrici
Vittoria Franco, Mariangela Bastico, Roberta Agostini
ore 17.00 Forum per l’Energia: le mutazioni climatiche e la produzione di energia
Sergio Garribba, Mauro D’Ascenzi, Enzo Palmieri Andrea Margheri, Paolo Arata, Enzo Brogi, Giovanni Battista Zorzoli, Corrado Clini, Giacomo Berni

Libreria

ore 19.30
Roger Abravanel “Meritocrazia” (Garzanti) con Enrico Morando
ore 21.00
Vannino Chiti “Laici & Cattolici. Oltre le frontiere tra ragione e fede” (Giunti) con Rosy Bindi, conduce Marco Politi

Arena Spettacoli

ore 21.15 Max Pezzali in concerto
Domenica 31 Agosto

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 17.00 L’Italia dei cittadini: la solidarietà
Don Antonio Mazzi e Livia Turco, conduce Franco De Felice
ore 18.30 L’Italia dei cittadini: la qualità urbana
Matteo Renzi, Filippo Penati, Davide Zoggia, conduce Osvaldo Sabato
ore 21.00 Quale Italia? Dove va la sinistra
Giorgio Tonini, Riccardo Nencini, Claudio Fava, conducono Marco Damilano e Marco Di Fonzo

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set con Novaradio www.novaradio.info
ore 23.00 Ance in concerto www.radioradicchio.it

Sala Europa

ore 17.00 Assemblea dei Responsabili della Formazione Provinciali e Regionali del PD
Giorgio Tonini e Annamaria Parente

Teatro Lorenese

ore 21.00 L’Italia dei cittadini: così vivono i partiti
Mauro Agostini, Pierluigi Celli, Sergio Rizzo, conduce Alessandra Sardoni

Libreria

ore 18.30
Gianpaolo Mattei, Giommaria Monti “La notte brucia ancora” (Sperling & Kupfer) Luciano Violante e Luciano Lanna, conduce Walter Verini
ore 21.45
Luigi Furini “Volevo solo lavorare” (Garzanti); Antonio Panzeri e Filippo Di Nardo “Non tutti possono sposare il figlio di Berlusconi” (Jaka Book), conduce Alessandro Cecioni

Arena Spettacoli

ore 21.15 Il Teatro Canzone del Festival Gaber (ingresso libero)
Lunedì 1 Settembre

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 18.00 Quale Italia?
Pierferdinando Casini e Anna Finocchiaro
conducono Simona Sala e Nino Bertoloni Meli
ore 19.30 L’Italia dei cittadini: vivere rincorrendo i prezzi
Luigi Angeletti, Luigi Bobba, Beatrice Magnolfi, conduce Giuseppe Pace
ore 21.00 L’intervista
Federico Geremicca intervista Franco Marini

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Aperitivo Dj set con Novaradio ww.novaradio.info
ore 22.00 Dj set con Novaradio www.novaradio.info

Teatro Lorenese

ore 17.00 L’Italia dei cittadini: nuove idee di impresa
Matteo Colaninno, Savino Pezzotta, Alberto Bombassei, Riccardo Nencini, conducono Niccolò Bellagamba e Paolo Ermini
ore 21.00 Sfide sul palco
Campioni del passato vs Campioni del presente: Quegli ultimi maledetti metri…
Davide Cassani vs Filippo Simeoni, arbitro Andrea Felici

Libreria

ore 19.30 
Guido Conti “Giovannino Guareschi. Biografia di uno scrittore” (Rizzoli) con Renzo Lusetti e Francesco Verducci
ore 21.45
Vincent W. Mallory “Apokatastasys” (Lampi di Stampa)

Arena Spettacoli

ore 21.15 Elio e le storie tese in concerto
Martedì 2 Settembre

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 17.30 Quale Italia? La Cultura
Sandro Bondi e Vincenzo Cerami, conduce Marino Sinibaldi
ore 19.00 Quale Italia?
Paolo Ferrero, Giuseppe Fioroni, conducono Goffredo De Marchis e Fabrizio Ferragni
ore 21.00 L’intervista
Bianca Berlinguer intervista Dario Franceschini

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Aperitivo Dj set con Novaradio ww.novaradio.info
ore 22.00 Dj set con Novaradio www.novaradio.info

Teatro Lorenese

ore 17.30 L’Italia dei cittadini: giustizia
Lanfranco Tenaglia e Luciano Violante, Stefano Passigli, Vittorio Grevi
ore 21.00 Sfide sul palco
Campioni del passato vs Campioni del presente: Un calcio alla politica
Paolo Sollier, arbitro Giampaolo Ormezzano

Libreria

ore 18.30
Julio Llamazares “Luna da lupi” (Passigli) Premio Grinzane Fenoglio, “A metà di nessuna parte” (Passigli) con Aldo Schiavone
ore 19.30
Giampaolo Trevisi “Fogli di via; racconti di un vicequestore” (Emi) con Padre Fabrizio Colombo
ore 21.45
Carlo Latini e Vincenzo Vita “Il Sessantotto. Un evento, tanti eventi, una generazione” (Franco Angeli Editore) con Paolo De Nardis, conduce Marino Sinibaldi

Arena Spettacoli

ore 21.15 Cristina Donà (ingresso libero)
Mercoledì 3 Settembre

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 17.00 L’Italia dei cittadini: governare il territorio
Antonio Bassolino, Nichi Vendola, Sergio Cofferati, Mercedes Bresso, conduce Pietro Spataro e Massimo Leoni
ore 18.30 Quale Italia? Quanto è lontana l’Europa
Gianfranco Fini e Giuliano Amato, conducono Francesco Verderami e Giuliano Giubilei
ore 21.00 L’intervista
Giovanni Floris intervista Massimo D’Alema

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Aperitivo Dj set con Novaradio ww.novaradio.info
ore 22.00 Dj set con Novaradio www.novaradio.info

Teatro Lorenese

ore 17.00 L’Italia dei cittadini: la centralità della politica agricola per l’Italia e per l’Europa
Alfonso Andria, Sergio Marini, Federico Vecchioni, Giuseppe Politi, Pietro Roselli, Enzo Lavarra, Susanna Cenni, Enzo Russo, Albino Gorini, Francesco Chiriaco, Stefano Mantegatta
ore 19.30 In ricordo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mafia e poteri: memoria e progetto di una moderna antimafia
Roberta Pinotti, Giancarlo Caselli, Giuseppe Lumia, Nando Dalla Chiesa, Rita Borsellino, Salvatore Calleri, conducono Giancarlo Licata e Giovanni Bianconi

Sala della Volta

ore 19.00 Mostra di Pittura
Bertina Lopes, Maite Bulgari, Luca Nitiffi, Carla Mukave
conduce Pino Nazio
Libreria

ore 16.00 Documentario di Cooperamondo: greater di Emmanuel Exitu
Partecipano Maite Bulgari, Piero Fassino, Rose Busigye, Leonardo Palombi, Luca Nitiffi
ore 19.00
Marisa Rodano “Il mutare dei tempi” (Memori) con Vittoria Franco e Massimo D’Alema
ore 21.45 Leggende Metropolitane
Conversazioni sulle città: Giancarlo De Cataldo racconta i “misteri” di Roma con Federica Fantozzi

Arena Spettacoli

ore 21.15 Max Gazzè in concerto
Giovedì 4 Settembre

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 17.00 Quale Italia? Confronto o scontro?
Antonello Soro e Elio Vito,
conducono Natalia Augias e Claudio Rizza
ore 18.30 Quale Italia? Lo scenario internazionale
Piero Fassino e Franco Frattini,
conduce Guido Rampoldi
ore 21.00 L’Italia dei cittadini: dove va il lavoro
Guglielmo Epifani e Cesare Damiano,
conduce Bruno Manfellotto
ore 22.00 Thyssen-Krupp: l’inferno della classe operaia
Alessio Gramolati, Simona Ercolani, Enrico Rossi

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Aperitivo Dj set con Novaradio ww.novaradio.info
ore 22.00 Dj set con Novaradio www.novaradio.info

Teatro Lorenese

ore 15.30 Forum fiorentino lavoro ed economia
Achille Passoni, Mauro Fuso, Riccardo Cerza, Vitto Marchiani
ore 19.00 Piccole e medie imprese, modelli di sviluppo, economia globale
Giancarlo Giorgetti, Natalino Giorgio Guerrini, Ivan Malavasi, Maria Paola Merloni, Carlo Sangalli, Bernhard Scholz, Michele Ventura, Marco Venturi

Sala Europa

ore 16.00 Riunione Responsabili Regionali Elezioni Europee Piero Fassino, Lapo Pistelli, Umberto Ranieri,
Luciano Vecchi, Sandro Gozi
Libreria

ore 15.00 Assemblea degli omosessuali PD
Presiede Paola Concia
ore 18.00
Franco Grillini e Laura Maragnani“Ecce Omo. 25 anni di rivoluzione gentile” (Rizzoli) con Vittoria Franco, Paola Concia, Aurelio Mancuso, Francesca Polo
ore 21.45
Isabella Bossi Fedrigotti“Il primo figlio” (Rizzoli) con Manuela Trinci

Arena Spettacoli

ore 21.15 Rio + Skiantos (ingresso libero)
 
Venerdì 5 Settembre

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 17.00 L’intervista
Intervista ad Arturo Parisi
ore 18.30 Partiti e giornali: la politica da due punti di vista
Ezio Mauro e Paolo Gentiloni, conduce Duilio Giammaria
ore 21.00 L’intervista
Antonio Di Bella intervista Francesco Rutelli

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set
ore 22.00 Serata Sorpresa Musica e Divertimento

Teatro Lorenese

ore 15.00 Assemblea dei Tesorieri, Mauro Agostini
ore 17.00 L’Italia dei cittadini: il futuro delle TV
Giovanna Melandri, Claudio Petruccioli, Fedele Confalonieri, Giovanni Stella, Tom Mockridge, conduce Emiliano Carrelli
ore 21.00 Presentazione del manifesto per lo sport del PD
Partecipano Giovanni Lolli e Eugenio Giani
ore 22.00 Quale Italia? Si fa presto a dire giovani
Pina Picierno e Giorgia Meloni
conducono Pierluigi Diaco, Klaus Davi, Guido Rossi

Libreria

ore 19.30 Leggende Metropolitane
Conversazioni sulle città: Cosimo Calamini racconta i “misteri” di Firenze, “Poco più di niente” (Garzanti)
ore 21.45 Leggende Metropolitane
Conversazioni sulle città: Piero Colaprico racconta i “misteri” di Milano, “Manuale di sopravvivenza per immigrati clandestini” (Rizzoli), conduce Federica Fantozzi

Arena Spettacoli

ore 21.15 Afterhours in concerto
Sabato 6 Settembre

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 12.00 Forum dei Coordinatori dei Circoli territoriali e dei Segretari comunali del Pd toscano
Con Andrea Manciulli e Walter Veltroni

ore 18.00 L’intervista
Enrico Mentana intervista WALTER VELTRONI

ore 21.00 Trent’anni senza Aldo Moro
Marco Follini, Alfredo Reichlin, Corrado Guerzoni

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set
ore 22.00 La Festa in Festa

Teatro Lorenese

ore 10.00 Salva la Scuola, salva l’Università, salva la Ricerca
Introduzione Mariapia Garavaglia. Con Pina Picierno, Maria Coscia, Antonio Rusconi, Manuela Ghizzoni, Luciano Modica, Marta Rapallini, Giampaolo D’Andrea, Luca Zolt, Federica Musetta
ore 15.00 Assemblea Scuola e Università con le Organizzazioni sindacali
ore 17.00 Forum per l’Energia: le fonti di energia e il sistema elettrico nazionale nel contesto europeo e mondiale
Tullio Fanelli, Sergio Garribba, Enzo Palmieri, Andrea Margheri, Diego Gavagnini, Paolo Arata, Maurizio Caciotta, Umberto Carpi, Nando Pasquali, Carlo De Masi, Giacomo Berni
ore 19.30 L’Italia dei cittadini: ambiente ed Enti Locali
Partecipano Renato Soru, Claudio Martini, Vito Santarfiero, Ermete Realacci, coordina Massimo Pintus
ore 21.00 L’Italia dei cittadini: lavoro femminile lavoro precario
Vittoria Franco e Tiziano Treu conduce Bruno Ugolini
Libreria

ore 16.30 I grandi libri
Furio Colombo “Silenzio stampa”, Dio d’America”, “L’America dei Kennedy”, “America e libertà” con Roberto Brunelli
ore 17.00 A cosa serve la musica? Cultura, giovani e socialità
Pina Picierno, Boosta, Enzo Brogi, Giordano Sangiorgi, Carlo Testini, Fausto Raciti
ore 19.30
Stefano Fassina e Vincenzo Visco (a cura di) “Governare il mercato. Le culture economiche del Partito democratico” (Donzelli) con Innocenzo Cipolletta e Roberto Artoni, presiede Marta Rapallini
ore 20.00 “Aglio di sera…bel tempo si spera”
ore 20.30 L’Italia dei cittadini: ambientalismo politico
e sostenibilità
Fabrizio Vigni, Don Luigi Ciotti, conduce Marco Ciarafoni
ore 21.45
Aa Vv “Amorosi Assassini. Storie di violenza sulle donne” (Laterza) con le autrici Chiara Valentini e Elena Doni, con Silvia Dellamonica, Daniela Lastri, conduce Raffaele Palombo

Arena Spettacoli

ore 21.15 Tiromancino in concerto

Sala Rossa Palazzo dei Congressi

ore 21.00
In collaborazione con “Cooperativa Archeologia - Associazione Amici dell’Alfieri”
Film: Colpo d’occhio di Sergio Rubini
Dietro e davanti la macchina da presa. Incontro con Sergio Rubini
conduce Mario Sesti
Domenica 7 Settembre

Sala Dibattiti “Giorgio La Pira”

ore 10.00 Verso il 25 Ottobre.
Assemblea degli organizzatori, dei comunicatori e dei responsabili della campagna “Salva l’Italia”. Goffredo Bettini, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Andrea Orlando, Marco Pacciotti, Nico Stumpo, Alberto Losacco

ore 12.00 Assemblea dei Volontari delle Feste del PD
Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Lino Paganelli, Luca Nitiffi

ore 18.30 Governare la città
Stefano Menichini intervista Leonardo Domenica

ore 21.00 Anteprima EMME con Sergio Staino

generazione democratica work in progress
verso i Giovani Democratici

ore 18.00 NovaRadioCittàFutura
Notiziari locali e attualità politica dalla Festa
ore 20.00 Dj set

Teatro Lorenese

ore 11.00 Tavola rotonda: L’Italia e gli italiani nel mondo
Piero Fassino, Lapo Pistelli, Maurizio Chiocchetti, Elio Carozza, Franco Danieli, gli eletti nella Circoscrizione Estero. Presiede Eugenio Marino

Libreria

ore 16.30 Come hanno votato i lavoratori: chi li rappresenta?
Presentazione rapporto di ricerca IRES-SWG.
Partecipano Renzo Bellini, Mimmo Carrieri, Agostino Megale, Paolo Pirani
ore 17.30 Premiazione del concorso “Popoli in cammino”
ore 19.30
Conversazione con Eduardo Galeano, conduce Gianni Minà

Arena Spettacoli

ore 21.15 Musipolitana in concerto (ingresso libero)

7 commenti a “Festa Democratica: IL Programma”

  1. Cristina Says:

    Ciao a tutte! Dove posso trovare il programma della festa democratica di milano? Non lo trovo da nessuna parte e mi sembra assurdo!!

  2. Giovangualberto Ceri Says:

    DANTE ALIGHIERI, GIORGIO LA PIRA E MONS. ENRICO BARTOLETTI

    Caro Dottor Sandro Ruotolo,
    mi chiamo Giovangualberto Ceri, ero amico di monsignor ENRICO BARTOLETTI che era, fra le altre cose, anche contro i MALI DI ROMA. Vorrei adesso farle avere il RICORSO, del SINDACO DI FIRENZE PROFESSOR GIORGIO LA PIRA datato 16 Gennaio 1965, avverso l’ANNULLAMENTO del Prefetto della deliberazione consiliare 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C, CONTRO GLI APPALTI delle Imposte di Consumo (Dazio) al fine di arrivare ad una classe politica in grado di gestire i servizi pubblici direttamente, e quindi con poco passivo, molta efficienza e contentezza della popolazione sulla scia culturale dell’ING. ENRICO MATTEI. Dalla lettura e meditazione di tale ricorso lei si potrebbe rendere meglio conto della problematicità di quanto lei stesso e il caro dottor Santoro vorreste vedere realizzato nel futuro, insieme a LA PIRA, a MONSIGNOR BARTOLETTI e a MONSIGNOR ALBINO LUCIANI suo braccio destro.
    Questo RICORSO di La Pira contro l’appalto del DAZIO alla Società Trezza, S.p.A. con sede in Verona (ricorso che, a quei tempi, investiva per simpatia anche il Comune di Palermo e tutte le altre società appaltatrici), è stato da me pubblicato sulla rivista ‘SOTTO IL VELAME’ di Torino diretta da Renzo Guerci (n. VI, Settembre 2005, pp. 147- 163 - tel. 011-2264721). Tale rivista l’ho poi inviata anche a Sua Eminenza il CARDINALE JOSÈ SARAIVA MARTINS del Vaticano che l’ha acquisita agli atti rispondendomi con la Sua devotissima del 24 novembre 2007. La Pira non era solo per la pace e a favore dei disoccupati ed emarginati ma anche, ed insieme al Bartoletti, contro quelle situazioni oggettive che possono agevolare le tangenti, la corruzione ed inibire nei politici la volontà di rimboccarsi le maniche per il bene di tutti.
    Le manifestazioni di solidarietà, a mio avviso, servono a ben poco, se addirittura non producono confusione. Chi sa, o ha subito delle pressioni, o magari ha ricevuto per posta una pallottola, parli. Questa è la vera e fruttuosa solidarietà, anche verso di lei. Voglio quindi anch’io un pochino parlare.
    Pensi un po’… Io sono stato laureato in Filosofia all’Università di Firenze con 66 su 110 (sessantasei su centodieci), con una media dei miei esami di 107 su 110 e due lodi e con il parere favorevole alla tesi del Relatore PROFESSOR AMEDEO MARINOTTI. Mi hanno dato il minimo assoluto e relativo mai verificatosi nei secoli a Lettere e Filosofia e perciò si tratta di una votazione del tutto inaccettabile, però il fenomeno è avvenuto nel silenzio generale. Mediti!!!, o meglio, Meditiamo!!!
    Tale umiliante e inammissibile votazione, fino a prova contraria, io ritengo l’abbia potuta “meritare” perché ho difeso fino all’estremo la ricordata delibera di La Pira contro gli appalti e il suo eloquente ed illuminante citato ricorso, datato 16 Gennaio 1965, che poi, col 1° gennaio 1973, con l’aiuto di monsignor Bartoletti e, credo, di Paolo VI, ha partorito l’imposta sulla cessione di beni, I.V.A., NON APPALTABILE, invece della istituenda imposta I.C.O. APPALTABILE. Si veda la riunione dell’ANCI a Viareggio del 1972.
    Concludo, per solidarietà con lei, dicendo che cambiare le cose in Italia è veramente difficile e pericoloso. Pericoloso anche nel senso che può venire lui iscritto, che vorrebbe cambiare in meglio le cose, nel registro delle persone pericolose. Fantastico!!! Per questa ragione io ho deciso da più di quindici anni di occuparmi solo di Dante ma, aimè, quello che ho scoperto su di lui e forse quasi parimenti pericoloso che avere agevolato il varo dell’I.V.A. e impedito quello dell’I.C.O. Anche qui, quando si tratta di modificare lo STATUS QUO, silenzio generale, se non pedate negli stinchi.
    Cordialmente salutando da Firenze il 21 Ottobre 2009,
    Giovangualberto Ceri
    (cell. 333.396.1191).

    Il Sindaco di Firenze professor GIORGIO LA PIRA
    contro gli appalti e a favore della legge sul divorzio.

    Fu da DELIBERA CONSILIARE del 5 ottobre 1964 n. 5555/710/C contro gli APPALTI del Dazio (Imposte di Consumo) a far psichicamente morire il Sindaco di Firenze professor Giorgio La Pira. Fu infatti soprattutto per questa delibera che egli fu costretto, per me, a dare le dimissioni da Sindaco il 14 febbraio 1965: la carica a lui congeniale e che amava più di ogni altra cosa. La morte psichica, cioè la perdita di entusiasmo esistenziale per non trovarsi più alla guida di Firenze, produsse poi lentamente quella materiale avvenuta i 5 novembre 1977 (cfr. DOCUMENTAZIONE di GIOVANGUALBERTO CERI pubblicata nella rivista “Sotto Il Velame” di Torino, dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali, diretta da Renzo Guerci, n. VI Il Leone Verde Edizioni, Torino, Settembre 2005, pp. 147 -163). Questa è la mia opinione.
    Fino al momento della chiusura della Causa per la Sua beatificazione di questo episodio, purtroppo, non se ne è parlato.
    Io incontrai La Pira a “Note di Cultura” sul finire degli anni ’60 e mi parve assai contrariato, rattristato, del fatto che la sinistra avesse continuato ad insistere tanto su questa sua linea politica contro gli APPALTI del Dazio continuando a portare sempre per vessillo, ancora dopo qualche anno dalle sue dimissioni, proprio il suo nome. L’episodio contribuiva a renderlo inviso, come futuro Sindaco di Firenze, davanti a coloro che avrebbero dovuto caldeggiare, o promuovere di nuovo, la sua candidatura. Di questo “delitto” oggi mi sento anch’io corresponsabile. Vorrei potermi augurare che ne sia valsa la pena, visto che condusse poi all’attuale regime di imposta I.V.A. NON APPALTABILE. Comunque perché ancor oggi tacere se fu questa la situazione che lo fece tanto soffrire? Perché dimenticarsela?
    Doveroso ricordarsi anche che sul finire del dicembre 1970 il professor Giorgio La Pira finalmente si convinse anche ad essere a favore del mantenimento della Legge n. 898 del 1/12/1970 sul divorzio, conseguentemente andando a ritirare la sua precedente firma a favore del Referendum abrogativo.
    Firenze, 8/11/2009

    F.to Giovangualberto Ceri

  3. Giovangualberto Ceri Says:

    Uno scorcio importante ma dimenticato su Giorgio LA PIRA.

    L’On.le Nicola Pistelli, membro del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana , muore il giovedì 17 settembre 1964. Il Consiglio Comunale di Firenze, diciotto giorni dopo la dolorosa scomparsa di Pistelli, su proposta del Sindaco Giorgio La Pira, in data 5 ottobre 1964 delibera, con la n. 5555/710/C, l’assunzione in gestione diretta delle Imposte di Consumo, II.CC., (Dazio), e conseguentemente la fine dell’Appalto delle stesse II.CC. alla Società Trezza S.p.A. con sede in Verona. La Soc. Trezza aveva in appalto anche Palermo e, ovviamente, anche tutti i Comuni limitrofi di Firenze, eccetera. Tale delibera era però già stata voluta da Nicola Pistelli prima della sua tragica morte e di cui forse aveva accennato anche in occasione dell’ultimo CONSIGLIO NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA a cui partecipò.
    Le Imposte di Consumo, corrispondenti all’attuale I.V.A. sulla cessione di beni, rappresentavano, e di gran lunga, la fonte di entrate più cospicua dei Comuni ed erano, per i Comuni, di carattere autonomo. Il Prefetto di Firenze, con decreto datato 21/12/1964, n. 7264, ANNULLAVA comunque la delibera del Consiglio Comunale del 5/10/1964 n. 5555/710/C voluta da La Pira. La Giunta in data 15/1/1965, n.383, autorizzava però il Sindaco La Pira ad impugnare il decreto di annullamento del Prefetto. Il Sindaco impugna dunque il 16 Gennaio 1965 il decreto del Prefetto n. 7264 davanti al competente MINISTRO DELLE FINANZE – Roma – e glielo invia, materialmente, in data 18 gennaio 1965. Durante i mesi dall’ottobre ’64 al gennaio ‘65 il Sindaco La Pira era stato ancor più pesantemente attaccato dalla stampa e da alcuni gruppi di potere, proprio per la sua decisione di voler gestire direttamente le Imposte di Consumo (Dazio). Non lo si vuole ammettere ma a me risulta così. Infine il Sindaco viene costretto a dare le dimissioni il 14 febbraio 1965: cioè prima dello scadere di un mese dalla ricordata impugnazione.
    Durante il 1965 la Democrazia Cristiana decide di proporre a Sindaco di Firenze Piero Bargellini procedendo però ad una ‘democratica’ votazione fra gli iscritti i quali potevano scegliere, o di accettare Piero Bargellini, oppure, eventualmente, di riproporre Giorgio La Pira. Nella sezione di SANTA CROCE, strapiena di iscritti e intitolata a Nicola Pistelli, Giorgio La Pira, al momento del ricordato ‘ballottaggio’, ottenne sintomaticamente solo due voti: quello di Giovangualberto Ceri e del segretario di sezione Beppe Manzotti. I rimanenti iscritti votarono tutti per Piero Bargellini. Il Ceri da quel momento non rinnoverà più la tessera del partito D.C. Stranamente i Lapiriani, dopo la morte del Professor La Pira avvenuta il 5 novembre 1977, saranno, o chi aveva votato contro La Pira, o chi non aveva partecipato a quella tragica e decisiva votazione perché non riteneva decoroso essere iscritto alla D.C.
    L’avvocato Franco Pacchi dello PSIUP, su pressione del P.C.I. e anche di Giovangualberto Ceri, chiese durante il Consiglio Comunale di Firenze del 14 luglio 1967 che la delibera di Gestione diretta delle Imposte di Consumo venisse riproposta, ridiscutendola. La discussione avviene il 21 luglio 1967 e verrà riportata anche da ‘La Nazione’ del 22 luglio 1967. In data 4 settembre 1967 la soc. Trezza crea dei problemi a GIOVANGUALBERTO CERI che cerca di difendere la delibera La Pira (Cfr. il giornale ‘l’Unità’ del 5 settembre 1967 – cronaca di Firenze con un pezzo intitolato “RAPPRESAGLIA ALLA TREZZA” ). Questo problema si risolverà solo con la RIFORMA TRIBUTARIA DEL 1° GENNAIO 1973 e con il D.P.R. 26 ottobre 1972, n.649. Da notare però che nell’ultima riunione dell’A.N.C.I. prima della Riforma Tributaria, avvenuta a Viareggio nel 1972, fu sintomaticamente caldeggiata l’imposta I.C.O., appaltabile, al posto dell’I.V.A non appaltabile. Perché?
    Di tutta la questione era stato però bene informato da molto tempo l’Arcivescovo di Lucca, MONS. ENRICO BARTOLETTI, Segretario Generale della C.E.I. e grande amico di papa Paolo VI, di Giovangualberto Ceri e di La Pira. Anzi all’inizio era stato mons. Bartoletti a sollecitare Giovangualberto Ceri a darsi una mossa e a prendere una posizione più chiara contro gli appalti del Dazio. E Giovangualberto, da quel momento, non si fece attendere, a volte però rimproverando mons. Bartoletti di averlo sollecitato ad entrare in un ingranaggio mille volte più grande di lui e anche dello stesso Giorgio La Pira.
    Con l’ I.C.O. la possibilità delle tangenti, che si stimavano in cifre assai considerevoli, sarebbe rimasta. Questo è il punto. Meno male che tale progetto di legge non andò avanti per far posto all’I.V.A. non appaltabile. Monsignor Bartoletti, anche pensando a La Pira e al Ceri, per chi scrive, dette un suo importante contributo alla soluzione del problema che, strategicamente, si protrasse però in silenzio per diversi anni dopo l’entrata in vigore della Riforma tributaria (1° gennaio 1973).

    F.to. Giovangualberto Ceri

    Tel. 055 – 650.55.37
    Cell. 333.396.1191

  4. Giovangualberto Ceri Says:

    # beppe manzotti scrive:
    Gennaio 10th, 2010 alle 16:14

    caro ceri, hai una memoria di ferro nel ricordarti che solo tu ed io abbiamo votato a favore di La Pira, per quell’episodio lontano. Ora, che La Pira è in Paradiso, pregherà per noi, tanto per contraccambiare la stima. Saluti Beppe

  5. Giovangualberto Ceri Says:

    I PARLAMENTARI CATTOLICI DOVREBBERO RENDERSI CONTO CHE IL PECCETO E’ UNA COSA DIVERSA DAL REATO. INIBENDO CON LE LEGGI IL REATO ESSI FINISCONO PER INIBIRE ANCHE QUELLA TENTAZIONE CHE PORTA AL PECCATO E QUINDI LA LIBERTA’.
    SI TRATTA DI UN ELEMENTO FONDAMENTALE DELLA VITA RELIGIOSA, DELL’ONTOLOGIA SPIRITUALE CRISTIANA, COME SPIEGA MOLTO BENE ANCHE DANTE NEL SEGUENTE MIO ARTICOLO.

    Giovangualberto Ceri
    E-mail: giovangualberto@tiscali.it

    Firenze, Festa della Natività, A.D. 2009.
    LETTERA AUTOBIOGRAFICA APERTA .
    Cfr. BLOG di “Nuova Agenzia Radicale su Monsignor E. BARTOLETTI”.

    TITOLO
    Il tema del DIVORZIO fra: GIULIO ANDREOTTI, Mons. E. BARTOLETTI, G. LA PIRA e DANTE utilizzando i consigli assolutamente inediti della “GENTILE DONNA” vista da Dante il 15 Agosto 1293 festa di Santa Maria Assunta in Cielo (DANTE,Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1; II, XV, 12).

    Gentili Signore e Signori,
    siccome in questo mio lavoro sarà la “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II,II,1) a dover portare, nel mondo cristiano-cattolico, delle nuove e buone idee sul divorzio coniugale, dirò subito quello che risulta che essa pensi, almeno per me. La dimostrazione matematica l’affronterò successivamente. La mia scoperta astronomico-astrologico-esoterico-liturgico/cristiana del giorno sabato 15 Agosto 1293 in cui Dante fu visto, accorgendosene, dalla “gentile donna giovane e bella molto” somigliante al nono Cielo cristallino e di Maria (DANTE,Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1) costituirà dunque l’epicentro di questa mia dimostrazione tramite lettera autobiografico-dantesca. Tale scoperta porterà anche ad avvallare la moderna nostra legge 1° dicembre 1970 n. 898 sul divorzio, non foss’altro che per l’utilità spirituale che paradossalmente assume per essa stessa la tentazione. Per un cristiano cattolico infatti il divorzio coniugale potrebbe costituire una vera tentazione dal momento che è stato reso giuridicamente possibile, ma per la liturgia cristiana questa sarebbe un’occasione in più per accedere alla beatitudine, come accerteremo nel corso della dimostrazione.
    La n. 898 non è una legge che semplicemente vieta, quanto invece limita i precedenti e più grossi divieti assoluti, e quindi, pur essendo una legge, riguarda sempre un guadagno di libertà a livello ontologico.
    Questa lettera si compone di tre parti. La prima esporrà il nuovo senso, da me scoperto, del nono Cielo acqueo, cristallino e di Maria, o Primo Mobile, evidenziandone quei punti salienti rimasti fino ad oggi nell’ombra mentre, questa stessa esposizione, farà anche da introduzione alla successiva trattazione, questa volta rigorosamente scientifico-astrologico-liturgica, dello stesso Cielo cristallino che avverrà nella terza parte. Nella seconda parte della lettera cercherò invece di giustificare la mia spinta personale ad affrontare questo tema che affonda le sue radici nella mia biografia. La terza parte dimostrerà infine, come ho già accennato, attraverso quale ragionamento scientifico-medievale, cioè matematico, astrologico e liturgico, sono arrivato ad indicare il giorno sabato 15 Agosto 1293, in cui Dante fu visto, e vide a sua volta, la “gentile donna” (Vita Nuova, XXXV,2; Convivio, II,II, 1). Essa risulterà lì a rammentare la funzione misericordiosa che deve avere il Cielo cristallino di Maria e perciò aperta, come ho già detto, a considerare positivamente anche la tentazione e, tale fenomeno, rivoluzionario per la comune e ordinaria mentalità catechistica del cristiano, sarà rilevato, sia dal calcolo sul Tempo civile che dal calcolo sul Tempo liturgico, del ricordato giorno 15 agosto 1293. Sorprendente? Ma così è Dante. Lui, per esempio, cedendo alla tentazione, dopo morta Beatrice andò dietro a delle giovani fanciulle, o “pargolette” (Pur., XXXI, 58-60), smarrendo la “diritta via” (Inf., I, 1-3), come anche Marzia divorziando da Catone l’Uticense per seguire Ortensio (Pur., I, 70-87). Però seguirono loro stessi in piena libertà e sarà proprio per il ricorso a questa piena libertà, nonostante la partesi negativa della loro caduta, che poterono conoscersi e spiritualizzarsi.
    Gli argomenti sono tanti, difficili e diversi fra loro, per cui volendo io procedere ugualmente considerandoli tutti, dovrò fare di questo mio lavoro una specie di “collage”. Non tutti i collage riescono bene, specialmente la prima volta. Io mi accontenterei che il mio risultasse, quanto meno, molto utile.

    Parte prima

    Inizio il mio lungo discorso affermando che la “gentile donna”, epicentro della mia dimostrazione, essendo simbolo indiscusso della Filosofia pitagorica e della Morale Filosofia (Convivio, II, XV, 12) ed avendo comparazione dichiarata col Cielo cristallino, acqueo e di Maria, o Primo Mobile (Convivio, II, XIV, 14), finirà anche per rendere conto, quando sapremo chi essa veramente è, delle intenzioni, nei secoli assai ricercate, che animano questo stesso nono cielo Cristallino, o Primo Mobile. Prima delle mie scoperte, sul nono Cielo cristallino tutti hanno infatti mostrato di saperne ben poco e, da qui, lo stimolo al il mio piano strategico: invertire la situazione quale conseguenza dell’aver potuto cambiare la rotta delle indagini.
    Orbene, siccome la gentilissima Beatrice, dopo il suo trapassamento, sappiamo intanto che fu chiamata dal Signore della giustizia, Gesù Cristo, “a gloriare sotto l’insegna della nostra REGINA BENEDETTA VIRGO MARIA” (Vita Nuova, XXVIII, 1), se questa stessa insegna di Maria sventolasse, per ipotesi, nel Cielo acqueo, cristallino, o Cielo primo mobile, bisognerebbe concludere, di necessità, che il luogo simbolico in cui Beatrice stessa è andata a gloriare sia il Cielo cristallino. In altre parole, se Beatrice fosse andata a gloriare sotto Maria, e il Cielo cristallino fosse di Maria, potremmo concludere che Beatrice stessa è andata a gloriare nel Cielo cristallino. Si tratta di un sillogismo costruito con simboli a cui Dante ricorre spesso nei momenti gloriosi. La parte più difficile che l’esegeta deve affrontare non è però legata solo all’esercizio della logica (aristotelico-medievale), quanto invece al potere afferrare intuitivamente la presenza di quei simboli su cui essa si articola e il loro pieno significato. Nel complesso si tratta di un potere della mente oggi poco utilizzato e apprezzato, diversamente che nel medioevo. Se tuttavia questo mio sillogismo reggesse, in questo caso saremmo già in vista di una possibile quanto eclatante novità: Beatrice sta a Maria, come Maria al Cristallino, come il Cristallino alla “gentile donna”, come la “gentile donna” alla Filosofia pitagorica e alla Morale Filosofia, come la Filosofia pitagorica e Morale Filosofia alla scienza dell’Amore, dell’imparare ad amare. Ma chi è tentato, che ceda, o resista, può essere l’oggetto da amare? Sì. Questa è l’umanità che si immagina di avere di fronte il Cristianesimo, considerata dunque molto umanamente!, ma per arrivare a tanto sarebbe necessaria a monte, seguendo Dante, una scienza che insegni ad amare tutti e comparabile al Cristallino in cui si celebra la Natività, la nascita, per l’umile sottomissione di Maria alla Divina Provvidenza, di Nostro Signore Salvatore Gesù Cristo.
    Il problema fondamentale, la cui soluzione derime tutta la questione, è perciò il seguente. Il Cielo cristallino, con la sua scienza peculiare, può risultare veramente, anche per Dante, il cielo del moneto in cui la Beata Vergine dette alla luce il Salvatore del mondo? Aggiunge comunque Dante a chiarimento del nostro problema:
    “Era venuta ne la mente mia / la gentil donna che per suo valore / fu posta da l’altissimo signore / nel ciel de l’umiltate, ov’è Maria”. (Vita Nuova, XXXIV, Primo cominciamento).
    Dopo aver preso atto che il Poeta rende qui la gentil donna omogenea a Maria è possibile comporre il seguente sillogismo.
    Siccome noi già sappiamo che la stessa gentil donna è omogenea alla Filosofia di Pittagora (e quindi della Morale Filosofia), poiché Dante scrive che “la donna (la gentil donna) di cu’io innamorai appresso lo primo amore (Beatrice, Vita Nuova, XXXV, 2) fu la bellissima e onestissima figlia de lo Imperatore de lo universo (Gesù Cristo), a la quale Pittagora pose nome Filosofia” (Convivio, II, XV, 12);
    dichiarando il Poeta che la stessa Filosofia pitagorica e Morale Filosofia è omogenea al Cielo cristallino, poiché egli scrive che “Lo Cielo cristallino ha comparazione assai manifesta a la Morale Filosofia” (Convivio, II, XIV, 14);
    necessariamente porta a concludere che il ciel de l’umiltate, ov’è Maria”. (Vita Nuova, XXXIV, Primo cominciamento), è il Cielo cristallino.
    Il Cielo cristallino è dunque il cielo della Madonna anche per Dante. Per noi è necessario rimanerne convinti poiché l’analisi di questo stesso cielo condurrà ad evidenziare due feste all’insegna della Madonna, quella del sabato 15 agosto 1293 dell’Assunzione di Maria al Cielo e quella della domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo in cui, per Dante e per l’Antico Calendario Fiorentino, la Beata Vergine dava alla luce Colui che sarà la luce del mondo, Gesù Cristo.
    È intanto di tutta evidenza, che se esiste un luogo specifico dove si gloria sotto l’insegna della Madonna, e per Dante non vi possono essere dubbi (Vita Nuova, XXVIII, 1; Vita Nuova, XXXIV, Primo cominciamento), ne potrà esistere un altro, con relativa insegna, in cui la SANTISSIMA TRINITA’ ha eletto la sua dimora simbolica e destinato alla perfetta adorazione di Essa stessa. Questo luogo, ovviamente, non potrà essere che l’Empireo, o decimo ed ultimo cielo. Del resto in tutti i cieli, a cominciare dal primo della Luna, si gloria Dio con particolari specificità ontologico-spirituali, per cui non desterà sorpresa che a Beatrice il Poeta possa aver riservato simbolicamente il nono Cielo cristallino e che esso sia dedicato alla Beata Vergine. Le premesse esistono.
    Quando allora Dante ricorda che “questo numero (il NOVE) fue amico di lei (di Beatrice) per dare ad intendere che ne la sua generazione (concepimento di Beatrice) tutti e nove li mobili cieli perfettissimamente s’aveano insieme” (Vita Nuova, XXIX, 2), potrebbe avere ricordato lo stesso numero NOVE anche per far capire meglio e controllare che Beatrice è andata a gloriare nel nono cielo Cristallino. Se il NOVE “fue amico di lei”, come pensare che per Dante Beatrice sia andata a gloriare in un cielo diverso dalla nona sfera? Ma se questo, come abbiamo già dimostrato, è il cielo di Maria, sarà congruo che Beatrice si trovi anch’essa qui?
    Commenta opportunamente GRAZIELLA FEDERICI VESCOVINI, storica molto competente di questo periodo medievale, in certo senso fornendo però elementi per arrivare a smentire che Dante possa aver indicato il Cristallino come dimora simbolica della Madonna ma, al tempo stesso, confermando anche l’importanza della discussione su questo tema durante tutto il XIII secolo.
    “Come sappiamo, nel 1241 e, poi, ufficialmente nel 1244 il Vescovo di Parigi condannò, come quarto errore (Cfr. H. Denifle – E. Chatelain), la tesi che le anime glorificate e la Beata Vergine non sono nel cielo Empireo con gli angeli, ma nel sottostante cielo acqueo o cristallino” posto sopra l’ottavo cielo delle Stelle Fisse (GRAZIELLA FEDERICI VESCOVINI, Il ‘Lucidator dibitabilium astronomiae (astrologiae)’ di Pietro d’Abano, Programma e 1+1, Padova, 1988, p.200).
    Il Cielo cristallino costituendo però per Dante, in base all’ipotesi da me avanzata e che verrà infine confermata, esclusivamente la dimora simbolica della Beata Vergine, utile cioè solo per quanto attiene all’identificazione del compito assegnato a Maria dalla Divina Provvidenza, e non affatto il suo reale luogo di beatitudine che, insieme a tutti i santi, alla Madonna stessa e a Dio (Dio Padre, Gesù Cristo e lo Spiritossanto), si trova invece nell’Empireo, concederebbe che esso stesso possa essere di Maria senza incorrere nel quarto errore evidenziato dal Vescovo di Parigi. L’indicazione risultando qui, appunto, solo simbolica e non attinente alla realtà spirituale.
    L’ortodossia cattolica del resto non permette verso la Madonna il culto di perfetta adorazione come per la Santissima Trinità, ma solo quello di iperdulia: e non permettendo verso di Lei l’adorazione già pone le premesse che, per Dante, l’insegna della Madonna sventoli in un cielo diverso dall’Empireo ed inferiore ad esso stesso senza che tale disegno contrasti con l’ortodossia. Per le anime sante sappiamo inoltre che il culto dovrà essere di semplice dulia e quindi di livello ancora inferiore a quello dovuto alla Madonna. Per esse già sappiamo che la dimora è, simbolicamente, nei cieli sottostanti al Cielo cristallino e, a più forte ragione, sottostanti all’Empireo, gerarchicamente costituiti in funzione delle specificità delle stesse anime sante qui presenti a gloriare.
    Ciò posto, siccome Dante riferisce di una insegna della Madonna sotto cui è andata a gloriare Beatrice (Vita Nuova, XXVIII, 1), conseguentemente mi viene in mente questa domanda. Tale insegna, visto che lui ne parla, potrà essere identificata?
    In base ai miei accertamenti, risultando che nel Cielo cristallino gli angeli gloriano sotto una particolarissima insegna, sotto una specifica angolatura liturgica non apertamente dichiarata dal Poeta e coinvolgente anche Maria, quella della Natività, se Beatrice fosse veramente andata a gloriare nel Cristallino, conseguentemente sarebbe andata a gloriare sotto quell’insegna della Madonna costituita dalla Natività. Quando però Dante insieme a Beatrice arrivano nel Cristallino, Beatrice non gli indica il luogo ove lei sarebbe a gloriare. Qui esistono solo i nove cori angelici sbernati “Osanna” (Par., XXVIII, 94-139). Avendo però io già da tempo dimostrato che Beatrice potrebbe essere l’incarnazione dell’angelo custode di Dante, cioè della “dea” da lui venerata (Par., XXVIII, 121), il luogo ove questa stessa dea, o angelo, o intelligenza, o idea platonica, (Convivio, II, IV, 1-6), finita la sua missione, dovrebbe ritornare a gloriare sarebbe fra questi cori angelici e, probabilmente, nel coro dei Principati che poi sappiamo essere quelle Intelligenze che muovono anche il pianeta Venere (Convivio, trattato II – Canzone prima). Nel loro insieme queste notizie sarebbero tanto emozionanti quanto eclatanti. Un punto ci sarebbe però ancora da chiarire. La supposta insegna della Natività presente nel Cristallino può essere all’altezza di celebrare anche la Beata Vergine, sia pure in quanto madre di Gesù, cioè in quanto genitrice di Dio? Chi genera può essere festeggiato insieme al generato? Risultando che il momento della Natività è quello in cui Maria si mostrò madre, bisogna ritenere che tale momento sia all’insegna, almeno per Dante e per senso comune, anche della Madonna. Ma se così già avremmo imboccato la giusta strada per arrivare alla soluzione del problema poiché, tutto sommato, noi siamo alla ricerca di quella MISERICORDIA a noi necessaria per aver ceduto alla TENTAZIONE, mentre è Maria che, col suo intervento a nostro favore, ce la promette. Questo indirizzo di senso a partire dal momento in cui Essa ha accettato di dare alla luce il Redentore. Orbene la “gentile donna” di cui noi qui stiamo mettendo a fuoco il senso, avrà anch’essa a che fare con la Madonna, con alcune sue peculiarità esortative e misericordiose, essendo stata vista da Dante per un’altra festa della Madonna: quella di Santa Maria Assunta in cielo del 15 agosto 1293 e, da qui, il rafforzamento della nostra traiettoria mariologica che è ad esplicazione dell’ontologia dantesca.
    Nella Commedia la Beata Vergine è la protagonista prima e silenziosa della salvezza di Dante (Inf., II, 94 – 96). E come potrebbe essere diversamente, nonostante fra gli esegeti siano esistiti alcuni dubbi circa l’interpretazione da dare al secondo canto dell’Inferno (vv. 94-126)? Per tal motivo il Poeta dedica alla Beata Vergine, costruendola, la preghiera di san Bernardo di Chiaravalle (Par., XXXIII, 1-39). Sull’intervento della MADONNA nella salvezza del Poeta e sulla Sua importanza nel pensiero dantesco in concreto si sapevano ben poche cose concrete prima delle date da me scoperte. Da aggiungere quindi alla Natività, quale festa anche di Maria, a computare dalla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo, e a quella di Santa Maria Assunta del sabato 15 agosto 1293, anche il giorno liturgico di apertura della Commedia in base alle mie ricerche e corrispondente alla festa dell’Annunciazione a Maria del sabato 25 marzo 1301.
    A questo punto mi sembra utile rilevare che il dovuto culto di iperdulia verso la Nostra Regina Benedetta Virgo Maria sia in Dante mirabilmente rappresentato, e adesso emerge meglio il perché!, proprio dalla già ricordata Preghiera di san Bernando alla Beata Vergine (Par., XXXIII, 1-39).
    Ma qual è il motivo scientifico che permette di asserire che il Cristallino sia il cielo della Natività, e perciò il cielo della Madonna in base alle mie ultime considerazioni?
    Il problema di riuscire ad attribuire al Cristallino la Natività appare, meditando, di non troppo difficile soluzione. Dante riferisce infatti che nel Cielo cristallino sono presenti i nove cori angelici che sbernano “Osanna”, o “osannano”, “di coro in coro”, (Par. XXVIII, 94; XXVI,II, 118), intorno ad un punto fisso luminoso (il simbolo di Gesù Bambino appena nato?), cioè raggiante “lume / acuto sì, che ‘l viso ch’elli affoca / chiuder conviensi per lo forte acume (Cristo quale “Lumen ad revelationem Gentium”, o “Jesu Christe, lux vera” della festa della Candelora, dei ceri, cadente il 2 Febbraio e giorno in cui Beatrice, in base alle mio scoperte [Par., XXVIII, 16-18], apparve a Dante]) ”. Tale indicazione lascia intanto ragionevolmente concludere che questo osannare si riferisca proprio al
    “GLORIA IN EXCELSIS DEO ET IN TERRA PAX HOMINIBUS”

    della notte della NATIVITA’. Ma se così già avremo fatto un notevole passo in avanti a conferma della tesi. Se così, avremmo identificato anche quale insegna possa sventolare nel cielo di Maria in cui Beatrice è andata a gloriare ( Vita Nuova, XXVIII, 1): la Natività, il Presepe, la Capannuccia. Ma questo simbolo può essere intanto e pienamente anche di Maria?
    Si legge nella liturgia della santa notte di Natale, “… in splendoribus sanctorum ex utero ante Luciferum genui te”. Dunque viene ribadito anche dalla liturgia cristiana che la Madonna, per la Natività, risulti anche Lei in primo piano poiché:

    “ex utero ante Luciferum genui te.”

    Esiste forse nella liturgia cristiana in generale, rispetto al “gloriare”, un momento maggiormente qualificante e poetico di quello di quando gli angeli cantarono, nella notte santa della Natività, “Gloria in excelsis deo …”? No. Di conseguenza quando Dante in questo cielo fa riferimento al gloriare dei nove cori angelici, la nostra mente non potrà che ricondursi alla notte del 25 Dicembre, e questo il Poeta lo sa bene mentre si impegna a fornire anche altri elementi identificativi, e rafforzativi di senso, al fine che il commentatore non divaghi, non perda di mira questo simbolo.
    Ricorda Dante nel Cristallino quanto segue al fine di rafforzare l’idea della presenza della Natività.
    Oltre alla già ricordata luce di Gesù bambino appena nato, penso (Par., XXVIII, 13-21), ricorda anche il Sole sul primo grado del segno del Capricorno (Par., XXVII, 67-72), che può voler dire proprio 25 dicembre.
    Quando Dante sale al Cristallino afferma infatti che qui è come quando il Sole fa ingresso, o entra, in Capricorno, e perciò toccandolo. Egli scrive: “Sì come di vapor gelati fiocca / in giuso l’aere nostro, quando ‘l corno / de la capra del ciel col sol si tocca …” (Par., XXVII, 67-69). Sapendo noi che ai tempi di Giulio Cesare e di Cristo, quando il Sole entrava in Capricorno era il primo giorno dell’inverno e quindi il 25 DICEMBRE, è logico che, ricordando Dante nel Cristallino che qui è come quando il Sole tocca il Capricorno o, ugualmente, in esso fa ingresso, voglia additarci proprio questo stesso 25 Dicembre. Non certo si tratterà dei trenta giorni, o gradi, in cui si estende il Capricorno come spesso si legge nei commenti per mancanza, credo, di sufficienti nozioni astrologico-tolemaiche (Tetrabiblos, I, X, 2; I, XXIV, 3; I, VIII, 2).
    Il Poeta ricorda anche Una eterna nevicata (Par., XXVII, 67-72; 100-102) al fine che si capisca che, per le Regole astrologiche, siamo sempre come nel primo giorno dell’inverno e perciò al Natalis Solis invicti e quindi sempre sul 25 dicembre. Perché? La giustificazione scientifico-medievale è la seguente.
    Per Dante l’inverno è di umore “freddo e umido” (Convivio, IV, XIII, 12- 14), diversamente da come lo indica Tolomeo per il quale è soprattutto “freddo” (Tetrabiblos, I, X, 1). La neve essendo anch’essa fredda e umida è logico che per l’astrologia di Dante essenzializzi tutta la stagione invernale. Ma per le regole astrologiche, ed è questo il punto, il primo momento del darsi di un fatto, di un fenomeno, come anche dell’inverno, è quello che lo essenzializza tutto, che lo caratterizza per tutta la sua durata, analogamente che nel caso della nascita dell’essere umano. Questo dato astrologico-scientifico fa sì che Dante, volendo simbolicamente e poeticamente rafforzare l’idea che qui siamo al 25 dicembre, lo possa fare ricordando la presenza di una eterna nevicata sul suo primo giorno (Par., XXVII, 67-72).
    Da rilevare inoltre che la “primavera sempiterna” presente in Paradiso e ricordata da Dante proprio qui nel Cristallino è sempre a chiarimento di questo problema. La primavera sempiterna, afferma Dante mettendoci in guardia!, state bene attenti poiché “notturno Ariete non dispoglia” affatto (Par., XXVIII, 117), come sareste comunemente inclinati a credere. Una precisazione su cui si è tanto discusso, penso non capendone a fondo l’importanza, e in cui “notturno Ariete” non è affatto, come comunemente si legge, il Sole in Bilancia, né il Sole simbolicamente ed eternamente a Primavera e perciò in Ariete. Queste indicazioni possono essere state date solo da chi non padroneggia Tolomeo e perciò non è in grado di sciogliere i nodi astrologici. In base a considerazioni astrologico-tolemaiche questo “notturno Ariete” risulta essere infatti il Sole in Capricorno e, se così, in grado di giustificare logicamente e perfettamente la terzina per le seguenti ragioni.
    Il segno dell’Ariete, in cui viene collocata la Pasqua di Resurrezione, è il domicilio di Marte iuxta sententiam Ptholomaei (Tetrabiblos, I, XVIII, 6). Il Capricorno, in cui viene collocata la Pasqua della Natività, è invece l’esaltazione di Marte (Tetrabiblos, I, XX, 5). L’omogeneità Ariete-Capricorno, se la valutiamo riferendoci a MARTE, appare evidente poiché DOMICILIO ed ESALTAZIONE sono OMOGENEI. Di conseguenza l’Ariete può stare in Dante per Marte diurno (Tetrabiblos, II, IX, 3) e il Capricorno può stare per Marte notturno. Se sostituiamo, seguendo l’astrologia e per omogeneità, il termine Marte con Ariete, abbiamo che l’Ariete-Marte diurno si dà all’equinozio di Primavera (Pasqua), mentre l’Ariete-Marte notturno, il nostro “notturno Ariete” di Par., XXVIII, 117, si dà invece al solstizio d’Inverno (Natività). Tenendo presente quello che abbiamo puntualizzato sugli umori FREDDO ed UMIDO inerenti l’inverno e puntando l’attenzione soprattutto all’UMIDO, si capisce adesso meglio il motivo per cui Dante specifica che notturno Ariete “non dispoglia” (Par., XXVIII, 117). È questo “non dispogliare” che giustifica la spiegazione umorale da me fornita. Se l’inverno per Dante, diversamente che per Tolomeo, è freddo e umido, sarà l’umidità contenuta simbolicamente in quella neve che lo essenzializza a far sì che l’inverno “non sia dispogliante”. L’umore umido è infatti, iuxta sententiam Ptholemaei, FECONDO E ATTIVO (Tetraboblos, I, V, 1) mentre, iuxta sententiam Dantis, è esso stesso che dà inizio al movimento e alla vita, e dunque anche nell’essere umano (Convivio, IV, XXIII, 7-9). La neve, essendo anche umida, non potrà essere perciò dispogliante. Si tratta di una verità cruciale per la mentalità medievale e di Dante qui riproposta da lui stesso alla nostra attenzione, e non solo per memoria.
    Orbene, come avremo modo di controllare, il ricordato “Gloria in excelsis deo et in terra pax hominibus”, ovviamente con l’eliminazione del tradizionale “BONAE VOLUNTATIS” tanto caro all’Inquisizione medievale, ma anche romana e spagnola, sarà perfettamente aderente al messaggio che noi andiamo cercando e che, più avanti, sarà confermato proprio dalla “gentile donna” (Convivio, II, II, 1). È tale ‘messaggio’ che risulta aperto anche alla possibilità del divorzio coniugale. Infatti con l’eliminazione del “bonae voluntatis” dal “Gloria”, ‘eliminazione’ adesso ammessa anche dalla Chiesa, già viene abolita ogni discriminazione fra buoni e cattivi, rispetto agli effetti su tutta l’Umanità della venuta di Gesù Cristo Salvatore del Mondo. Di conseguenza anche fra chi divorzia e chi no, in nome di una più ampia libertà nell’intima speranza di fare così ampliare spontaneamente le coscienze e di far rafforzare nell’umanità stessa, conseguentemente, le prospettive di amore, e la capacità di amare.
    Entrando subito un po’ più nel merito della scienza comparabile, o somigliante, al nono cielo Cristallino e di Maria, la Filosofia pitagorica e Morale filosofia, e simboleggiata dalla “gentile donna”, si deve evidenziare che essa indica un itinerario aperto ad affrontare le passioni dell’anima nella piena libertà, senza cioè alcun freno inibitore esterno a salvaguardia preventiva di eventuali errori, se non quello, ovviamente, che potrà mettere in atto soggettivamente la coscienza della persona, la sua intenzione soggettiva in quanto retta, magari approfittando, questo sì!, dei buoni consigli di un Buon demone (Virgilio), o della Chiesa, o del proprio Angelo custode (Beatrice?). In quest’ultimo caso potremmo infatti già cominciare a pensare, rispetto a Dante, che Beatrice simboleggi proprio l’Angelo custode di Dante, anche perché essa farà tutto quello che la liturgia, nel giorno di nascita di Beatrice, Venerdì 2 ottobre 1265, e in quello della sua prima apparizione a Dante, Venerdì 2 febbraio 1274, dice che facciano gli Angeli custodi (Pur., XXX, 121 – 135).
    La qualificante spinta di Dante verso la libertà, che si fonda anche sulla necessità del tutto ortodossa, che l’anima sperimenti le tentazioni, anche se non il peccato, la potremo però scientificamente accertare solo dopo aver saputo risolvere, appunto, l’enigma astronomico-astrologico-esoterico-liturgico/cristiano costituito dal giorno in cui il Poeta stesso fu visto, e vide a sua volta, la “gentile donna giovane e bella molto” (DANTE,Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1).
    Se mi sono anticipatamente soffermato a ricordare il senso che emerge dalla risoluzione dell’enigma posto dalla “gentile donna” ancor prima di averlo matematicamente risolto, è stato anche perché mi piace agganciare subito le mie ricerche alle seguenti motivazioni autobiografiche.

    Parte Seconda

    Ricordo che fu nel dicembre del 1970 che il gentile senatore GIULIO ANDREOTTI, unendosi a monsignor Giovanni Benelli, a Fusacchia e a Gedda, si schierò a favore del Referendum abrogativo della legge n. 898 del 1/12/1970 che introduceva in Italia il divorzio. Egli prevedeva che esso non sarebbe comunque stato possibile per i matrimoni concordatari. La sua previsione si basava su considerazioni logico-giuridiche di un certo spessore, anche se poi non si verificò.
    I pensieri sul divorzio di noi ex-democristiani seguaci di EMMANUEL MOUNIER (cfr. L’avventura Cristiana e La paura del XX secolo) andavano invece in tutt’altra direzione. Erano affini a quelli di DANTE, mi immagino e dimostrerò utilizzando la liturgica del giorno in cui Dante vide, il 15 Agosto 1293 la, “GENTILE DONNA” (Convivio, II, II, 1; Vita Nuova, XXXV, 2), e incontrarono sulla loro strada anche il modo di sentire e di pensare, evangelicamente fondato e disposto a farsi valere, di monsignor ENRICO BARTOLETTI amico del professor GIORGIO LA PIRA Sindaco di Firenze, non senza conseguenze per quest’ultimo.
    Tracciato il campo in cui considererò insieme il pensiero di Andreotti, del Bartoletti di La Pira e di Dante, sarà bene che chiarisca subito perché un tempo fui iscritto anch’io alla Democrazia Cristiana, come ho fatto rimarcare, avendo così per fratello, o amico, l’insigne Senatore alla cui apertura mentale, con la presente, intendo cortesemente rivolgermi. Mi dilungherò nell’inciso anche perché servirà ad apprezzare i positivi contorni entro cui tratterò del divorzio: quelli della libertà di scelta al fine di agevolare la crescita ontologico-spirituale. Se per il cristiano il divorzio può essere infatti considerato contro la morale e non solo, da un’altra angolazione, sempre cristiana, potrebbe invece risultare utile alla crescita spirituale, e qui avremmo dalla nostra, insieme a Dante, anche Emmanuel Mounier, il Bartoletti e La Pira, penso. In tale fertile modo si deduce che potesse valutare il divorzio anche Dante: e non solo attraverso la festa liturgica in cui gli apparve la la “gentile donna” (Convivio, II, II, 1) ma anche, per esempio, quando riferisce del desiderio di Marzia di divorziare da Catone l’Uticense per seguire Ortensio (Pur., I, 76 – 87): e l’episodio simbolico avrà valore, sia sul piano storico-letterale che su quello anagogico-spirituale, cioè riguardante la via che l’anima può liberamente percorrere per spiritualizzarsi, per liberarsi, attraverso libere scelte, dalla schiavitù del peccato. Possibile che una lezione di libertà possa venirci dal medioevo di Dante ritenuto, per lo più, oscurantista? Io ritengo di sì.
    L’episodio della mia iscrizione alla D.C. coincise cronologicamente con quello dell’inizio della mia amicizia col Bartoletti. Fui iscritto al partito dal 1954 al 1966. Il culmine dell’intensità del rapporto fu raggiunto ai tempi di quando (1957-1960) era DELEGATO NAZIONALE del MOVIMENTO GIOVANILE CELSO DE STEFANIS con, vicino a lui insieme a tutto l’esecutivo nazionale, CARLO FUSCAGNI a cui davo allora amichevolmente del tu e questo, perciò, anche l’ultima volta che lo vidi: e fu poco prima che vincesse LUCIANO BENADUSI, e quindi devo concludere, tanto, tanto, tanto, tempo fa. Per comodità di espressione potrei dire che in quegli anni il Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana possa essere diviso in due correnti di pensiero: una più vicina a E. Mounier e l’altra a Jacques Maritain.
    Nel 1954 io avevo fondato nel Comune di CAMPI BISENZIO (FI) il MOVIMENTO GIOVANILE della Democrazia Cristiana con assidue letture, appunto, di E. MOUNIER. Ben poca cosa quando si pensi che GIULIO ANDREOTTI aveva invece fondato nel 1944 quello a livello nazionale non so se leggendo in lingua, di JACQUES MARITAIN, Umanesimo integrale. Andreotti aveva comunque preceduto, quale DELEGATO NAZIONALE del Movimento Giovanile D.C., il nostro Celso De Stefanis di ben più di dieci anni e perciò la distanza, anche in termini di mentalità, avrebbe potuto farsi sentire. Andreotti un neo-tomista filo integralista, e noi cattolici-esistenzialisti alla ricerca dell’integrità, della completezza, del vivere umano all’insegna di una maggiore libertà. Sarà stato vero, o era stato esclusivamente un fenomeno generazionale?
    L’apertura al divorzio può apparire anche come un’inclinazione a non lasciarsi sfuggire le cose piacevoli della vita, e a cercare di evitare quelle rattristanti anche sul piano ontologico-spirituale, e quindi tale stessa apertura sarebbe anche al fine di riuscire a rendere l’esperienza del mondo, valutata dall’angolo in cui contingentemente ci troviamo, più ampia e completa. Resta da valutare quanto questa esperienza orizzontale, cioè per ampiezza, per quantità, possa essere lentamente integrata, o elevarsi, o, ugualmente, possa crocifiggersi, sulla spinta verso l’esperienza verticale, cioè per intensità, per qualità. Il passaggio di Dante, dai brevi innamoramenti per qualche “pargoletta” (Pur., XXXI, 58 – 60), a quello assoluto per la “gentile donna” (Convivio, II, II, 1), ossia per la scienza dell’amore, indica la possibilità di un percorso ascensionale di portata ontologico-spirituale.
    Se dunque il Bartoletti, con il nulla osta di PAOLO VI, volle che non ci si opponesse alla legge che legalizzava il divorzio, lo volle perché pensava che, attraverso la quantità, l’ampiezza, che il divorzio metteva in atto, emergesse lentamente anche una più alta nobiltà d’animo, facendo migliorare, nella libertà, la qualità ontologico-spirituale del rapporto coniugale.
    Io però non rinnovai più la tessera della D.C. diventando così un ex-democristiano, come ho già riferito, dall’anno dopo in cui il Sindaco di Firenze Giorgio La Pira venne irrimediabilmente defenestrato (1965). Mi ero malinconicamente defilato dal gruppo. Conservo ancora l’originale del RICORSO d’urgenza di La Pira inviato a Roma il 16 Gennaio 1965 a difesa della deliberazione consiliare n. 5555/710/C del 5 ottobre 1964 contro gli APPALTI delle Imposte di Consumo (Dazio) anche perché si sospettava che dietro corressero delle tangenti, o si alimentasse la corruzione. E fu questo ricorso, che allora fece tremare una buona fetta di Firenze e dei Comuni limitrofi che, per me, condusse La Pira ad una inappellabile defenestrazione. Non mi si crederà ma questa, per me, è una delle più importanti verità sulla vita vissuta del nostro illustre Sindaco. Dunque defenestrazione di La Pira per aver perseguito culturalmente mète che, sul finire del XV secolo, possiamo dire essere state care anche ad uno dei personaggi da La Pira stesso più amati, l’intransigente fra GIROLAMO SAVONAROLA. Verrebbe voglia di dire: “Defenestrazione di La Pira? Ma era scontata. Era stato lui ad andare a cercarsela toccando interessi nazionali ben più grandi di lui”. Ma forse potrebbe essersi trattato anche di una buccia di banana coperta dalla sinistra con un manifesto inneggiante a Cristo re di Firenze anche perché lui, ingenuamente, non la notasse, con ciò aprendogli la strada per rientrare nei futuri santi.
    Il nostro Sindaco di Firenze non fu però solo savonarolianamente contro la corruzione, cosa, comunque, fino alle mie rivelazioni non sufficientemente messa a fuoco e documentata, ma fu anche a favore del mantenimento della Legge n. 898 che il 1° dicembre 1970 che introduceva in Italia il divorzio, poiché fu verso la fine di dicembre del 1970 che lui finalmente si decise ad andare a ritirare la firma a favore del Referendum abrogativo di detta legge stessa che aveva apposto pochi giorni prima. Si vadano a leggere i giornali dell’epoca, prego. Quanto, su tale ripensamento, abbia inciso il pensiero di monsignor Bartoletti, decisamente orientato a far mantenere la legge n. 898, resta da valutare, però la questione esiste e a me pare sia stata fino ad oggi sottopesata. Perché?
    A testimonianza della forte amicizia fra il Bartoletti e la Pira che avrebbe poi inciso sul ripensamento di La Pira stesso portandolo a valutare positivamente la legge 898 sul divorzio, io posso ricordare la fotografia di La Pira e il Bartoletti insieme mentre, sorridenti, camminavano velocemente (“speranza”) sul viale del seminario attorniati da un gruppo di giovani seminaristi: ‘fotografia’, ed è questo il punto, che lo stesso Bartoletti tenne, sulla sua scrivania, a Montughi, per diversi anni quand’era Rettore del Seminario Minore. Ad indicare cosa? Tale fotografia io l’ho pubblicata sulla rivista “Sotto il velame” di Torino dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali diretta da Renzo Guerci insieme al citato ricorso di La Pira datato 16/01/1965 (n. VI, Il leone verde edizioni, Torino, settembre 2005, pp. 156 - 161). Tuttavia anche quella volta che lo stesso Bartoletti mi disse, a Lucca: “te hai in comune con La Pira di arrivare sempre senza prima preavvertire”, aggiungendo poi che andava bene così, potrebbe ugualmente testimoniare di quanto i due si frequentassero e se la intendessero. Ovviamente c’era un limite, e io lo scoprii in un’altra occasione, quando il Bartoletti mi confessò, ovviamente esagerando, ma comunque così dicendo: “Fra la Pira è te, preferisco te”. Poi forse perché mi vide negli occhi scoppiare dalla contentezza, aggiunse: “Fra te e Dossetti preferisco invece Dossetti.” Notandomi sul volto che cercavo di nascondere un po’ di amarezza aggiunse: “Ma questo è quello che penso io personalmente e, non è detto, che valga in generale.” Dunque l’intesa fra La Pira e il Bartoletti appare dimostrata, se io ho detto il vero, anche se pur imperfetta.
    Non sono però bene al corrente di cosa pensasse concretamente Don GIUSEPPE DOSSETTI circa le sorti da augurare alle legge n. 898 sul divorzio e poi a quella sull’aborto. Certo non avrebbe condiviso che la cristianità corresse ai divieti giustificandoli con luoghi comuni, con idee di retroguardia e imparaticcie, e inoltre basandosi solo sulla Teologia dogmatica e morale, come ai tempi di Dante ci si avvaleva dei “Decretali” del Vaticano per nascondere la sostanza del Vangelo (Par., IX, 133 – 135), poiché egli ambiva di vedere sorgere “nuove motivazioni e di idee creative” a maggior comprensione di tutta la materia che si basassero sul Vangelo. Ma allora le mie scoperte su Dante avrebbero potuto accontentare Dossetti mentre risultavano certamente in linea con la sensibilità del Bartoletti?
    Se il divorzio, da un punto di vista ideale, era stato per Dante una necessità ontologico-vissuta, figuriamoci per noi. Ontologicamente e spiritualmente Dante “divorziò” infatti da Gemma Donati per sentirsi vicino a Beatrice, e poi da Beatrice stessa, dopo la sua morte, per buttarsi dietro alle gonnelle delle giovani fanciulle da lui identificate più chiaramente in qualche “pargoletta” (Pur., XXXI, 58 – 60), finché non arrivò infine ad innamorarsi per sempre di quella “donna gentile” di cui io in questo lavoro intendo riferire. Essa già sappiamo corrispondere ad una scienza, a quella della Filosofia pitagorica e Morale Filosofia simigliante al nono cielo Cristallino, acqueo e di Maria, e sarà atta a fare innamorare in generale e quindi a far muove tutto l’universo poiché, per Dante, è “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Par., XXXIII, 145). È congruo dunque che, per Dante, sia proprio il cielo Cristallino e di Maria ad imprimere il moto al cielo sottostante delle Stelle Fisse, e poi di Saturno, di Giove, di Marte del Sole eccetera, proprio perché il Cristallino è il cielo della scienza dell’Amore. E qui emergerebbe un principio metafisico, a mio giudizio tanto caro a Dante: l’umido e l’acqua simboleggianti l’amore. Il battesimo della Chiesa non sarebbe quindi, da un punto di vista simbolico, tanto per purificare quanto per fare innamorare. Ma se il cielo Cristallino, acqueo e di Maria presiede alla scienza dell’amore, sarà perfettamente congruo che in esso, attraverso la festa di quando apparve a Dante per la prima volta la “gentile donna” (Convivio, II, II, 1), sia lasciata aperta la possibilità anche di divorziare in piena libertà. Può l’amore esistere senza la libertà, ovvero esistere per decreto legislativo? Dunque psicologicamente la vita di Dante risulta tutt’altro che ingessata a Gemma Donati.
    Potremmo dunque riassumere che gli influssi del Cielo cristallino sono contrari alla mediocrità umana e spirituale, e come potrebbe essere diversamente visto che siamo quasi nell’Empireo!, mentre essi tentano con la specifica scienza di questo cielo di vincerla. Per monsignor Bartoletti i difetti e i mali dell’ideologia comunista, nazista, fascista e capitalista, penso che pensasse che non fossero legati solo ai relativi impianti filosofici, quanto alla mediocrità umana e spirituale di cui essi stessi si alimentano nel momento in cui storicamente si incarnano. Nel mondo capitalista, per esempio, quando i PRIVILEGI E LE RACCOMANDAZIONI arrivano a togliere DIGNITA’ e LIBERTA’ a che non può, o non vuole, approfittarne, possono creare situazioni analoghe a quelle del Cominismo e del Nazifascismo. Per questo lui fece un convegno su i “MALI DI ROMA”.
    Orbene, dal momento che La Pira lo vogliono fare santo il citato suo RICORSO contro gli appalti e la sua presa di posizione in favore del mantenimento della legge sul divorzio, con fotografia insieme al Bartoletti, io ho sentito il bisogno psichico di mandarlo anche in giro. Perfino al Cardinale JOSÈ SARAIVA MARTINS che, non sapendone nulla, piacevolmente e sorprendentemente mi rispondeva con la sua devotissima del 24 novembre 2007. E tutto ciò l’ho fatto per mettere a fuoco anche il vero ed autentico motivo per cui il nostro Sindaco fu fatto deambulare fuori di Palazzo Vecchio con martirizzazione ontologico-psichica. Volere la “pace fra i popoli”, darsi daffare per “togliere la fame nel mondo” e insistere per “un’occupazione stabile per tutti i lavoratori disoccupati”, impegnandosi con
    lettere, viaggi, discorsi e consigli, alcune volte anche con risultati concreti positivi, è una cosa encomiabilissima ma rientrante, per Dante, nel quarto cielo del Sole, della luce della coscienza. Diverso il caso di chi si decidesse a por fine direttamente a degli appalti “criticabili” perché minano la dignità dell’attività imprenditoriale e la democrazia, e potesse farlo in prima persona perché ne ha il potere decisionale amministrativo. Questo intervento che La Pira fece, data la sua pericolosità rientrerebbe, per Dante, nel quinto cielo di Marte dove viene versato il sangue per amore della verità. Per un cristiano impegnato come La Pira, anche schierarsi “a favore della legge sul divorzio” con un intervento concreto e orientativo per la cristianità, forse potrebbe rientrare ugualmente che la “lotta agli appalti e alla corruzione” nel cielo di Marte, a condizione però che l’iniziativa non sia stata compresa subito e sufficientemente dai Fedeli e dalle Autorità ecclesiastiche, e perciò con la stessa facilità con cui comunemente si comprende la bontà della “pace nel mondo”, della “lotta alla fame” e del “diritto al lavoro”. Questi cinque temi dovrebbero però sempre risultare sussumibili sotto gli insegnamenti del Vangelo.
    Con il Vangelo anche i “MALI DI ROMA”, cioè le omissioni tendenti ad ottenere dei vantaggi e gli arricchimenti criticabili, avrebbero dovuto trovare un limite invalicabile: ma si trattava per il Bartoletti di dare anche dei consigli concreti, di prendere delle decisioni. Con la morte di Papa ALBINO LUCIANI, che alla C.E.I. era stato il braccio destro del Bartoletti almeno per quello che allora a me direttamente risultava, ritengo che a sostegno dell’importanza dei Sacramenti sia ritornata la Teologia razionalista facendo cadere le parole de “l’Evangelio” al secondo posto, con ciò giustificando meglio, o facilitando, un impegno più o meno indiretto della Chiesa nell’attività legislativa.
    Quale Delegato Giovanile della D.C. io avevo invitato a parlare nel 1955, nel mio COMUNE DI CAMPI BISENZIO, nel teatrino parrocchiale della Pieve di Santo Stefano, MONS. GIULIANO AGRESTI che stimavo, sul tema “IL SIGNIFICATO RELIGIOSO DELL’ATESISMO CONTEMPORANEO”. Era tutto un programma. Facemmo il pieno di compagni Comunisti, in un Comune dove loro avevano la maggioranza assoluta. Ero andato io, con la mia automobile 1100, Fiat 103, a prendere nel 1955 don Giuliano Agresti a Firenze in Via De’ Pucci che, in macchina al ritorno, notai però che mi stava parlando del Bartoletti con minore fascino di quanto avrebbe potuto manifestare lo stesso Bartoletti per lui, se ne avesse dovuto parlare. Dell’accaduto feci subito la spia. Dopo che l’Agresti fu nominarono Arcivescovo di Lucca al posto del Bartoletti, e perciò quasi vent’anni dopo, andando io a trovare a Roma lo stesso Bartoletti, egli mi domandò cosa pensassi di tale nomina. Rimasi piacevolmente sorpreso della stima, ma la mia risposta fu tiepida proprio per il diverso orientamento culturale esistente nei due e lui, mi sembra di ricordare, subito annuì dicendomi, “loro hanno voluto così!”, ma cambiando però immediatamente discorso. Non so se Lucca, dal 1973 in poi, si divise in due: una parte bartolettiana pro legge sul divorzio, e un’altra invece, legata all’Agresti, contro.
    Forse queste sono cose riservate, che non avrebbero dovuto essere rivelate. Ma dopo che le due lettere di Don LORENZO MILANI inviate a MONS. BARTOLETTI, in data 10 settembre 1958 e 1° ottobre 1958, sono state pubblicate senza il consenso dell’amico Don ALESSANDRO CAMPANI, e senza preavvertire me per la citazione in una di esse di mio fratello DON SERAFINO CERI, nel volume di MASSIMO TOSCHI, Don Lorenzo Milani e la sua Chiesa, (ed. Polistampa, Firenze, 1994, pp. 158 – 168), ho sentito di dovermi anch’io fare avanti dicendo la mia, autobiograficamente. Si è trattato comunque di cose dette e fatte dal Bartoletti, che ciascuno potrà prendere liberamente come vuole, o con le pinze: però lui non parlava mai a caso, o per divertimento, ma sempre pensando ad un fine, ad una utilità per il nostro domani, essendo, ne sono convinto, un PROFETA, simile a quelli tanto amati e stimati nelle Comunità seguaci della DIDACHÉ, cioè della Dottrina degli Apostoli (70 – 150 d.C.), assolutamente fedeli allo spirito del Vangelo.
    In questo mio intervento ho teso ad opporre il pensiero di GIULIO ANDREOTTI sul divorzio al nostro di ex-democristiani di ispirazione esistenzialistico-cristiano-francese. Ma è stato solo per comodità e per alcune circostanze casuali e marginali, e non perché il gentile Senatore, da molto tempo più laico di tanti altri democristiani e pur sempre memore dell’esperienza di Alcide De Gasperi, ritenesse, ai tempi del CONCILIO VATICANO II, di opporsi allo spirito cristiano-rinnovatore del nostro E. MOUNIER. Del resto i recenti e saggi consigli dello stesso Andreotti al Governo Berlusconi, di non intervenire sul caso “ELUANA”, pur non rifacendosi a CATONE L’UTICENSE che per una questione di dignità esistenziale preferì il suicidio (Pur., I, 71-72), ben mostrano l’alta qualità della stoffa con cui il Senatore si riveste, improntata al laicismo pur non lasciandosi andare giù senza freni, come invece faccio io volentieri, non so se a dispetto, o a compensazione, per come sono andate le cose nei secoli passati.
    Orbene, essendo Giulio Andreotti PRESIDENTE DELLA CASA DI DANTE IN ROMA ed essendosi direttamente interessato, quale uomo politico, del tema divorzio e quindi facendolo rientrare nel più vasto campo della dialettica libertà-reato, se Dante si fosse effettivamente occupato anche lui dell’eventualità dello scioglimento del vincolo matrimoniale, pur facendo rientrare nella dialettica libertà-peccato, lo stesso Giulio Andreotti si troverebbe nell’ottica di potere parlare del divorzio con competenza e legittimità per due ragioni. Perché è dovuto entrare nel merito della legge per motivi di lavoro; e perché dello stesso divorzio se ne sarebbe interessato Dante con il rapporto Catone-Marzia-Ortensio (Pur., I, 76 – 87) e, ancor più, con la scienza legata alla “donna gentile” (Convivio, II, II, 1). In altre parole, essendosi occupato del divorzio la persona, Dante, presa a simbolo di quell’ente culturale, la “CASA DI DANTE” in Roma, di cui il Senatore Andreotti è Presidente, lo stesso Presidente di tale benemerita associazione, la “CASA DI DANTE” in Roma, avrebbe piena legittimazione ad intervenire sull’argomento prendendo posizione, specialmente dopo che le mie dimostrazioni l’avranno convinto, se lo convinceranno.

    Così mi scriveva il Presidente.
    Roma, 11 luglio 1996
    Caro dott. Ceri,
    ricevo l’estratto della pubblicazione trimestrale del Centro Italiano di Astrologia con il testo da Lei redatto su “Dante, Cartesio e io astrologo” e La ringrazio. Il programma delle letture del prossimo anno accademico è già stato chiuso. Vedremo con il prof. Vallone per l’altro. Con viva cordialità e rallegramenti per il Suo interessante lavoro.
    F.to Giulio Andreotti.
    Non bisogna pensare che, perché Dante si immagina condannati all’Inferno Paolo e Francesca da Rimini per l’episodio amoroso, cruento e peccaminoso di cui furono protagonisti (Inf., V, 73-142), lo stesso Poeta fosse contrario al divorzio. Non potrebbe esserlo: anche perché gli farebbe subito da contraltare quello di Cunizza da Romano, propedeutico all’infedeltà coniugale, ma in cui la stessa Cunizza viene messa dal Poeta nel cielo di Venere, in Paradiso (Par., IX, 13 – 36). Dunque le cose in Dante si intuisce che si presentino in maniera assai più complessa di come ordinariamente può sembrare. E così risulterà.
    In base alle mie ricerche la messa a punto del vivere più profondo di Dante, e perciò inerente sopratutto il ruolo che in lui stesso hanno avuto gli innamoramenti e la vita religiosa, per poter venire raggiunta avrebbe bisogno che gli esegeti arrivassero a padroneggiare a monte le scienze medievali di più alto rango, poiché è in quelle che viene più profondamente affrontato il problema dell’amore, e poi perché è stato proprio utilizzando queste stesse scienze più alte che lui è riuscito, prima a strutturare scientificamente questo suo sentire, e poi a sapientemente nasconderlo. Ma si tratta di un padroneggiamento di cui gli esegeti non hanno quasi mai supposta la necessità, e dunque si potrà immaginare quali possano essere state le conseguenze negative sotto il profilo di FILOLOGIA DANTESCA, o della ERMENEUTICA DANTESCA, ovviamente se io avessi ragione. Di questa affermazione me ne assumo la piena responsabilità e sono perciò in attesa che qualcuno, dopo avermi letto, si impegni a darmi torto: gliene sarei grato in anticipo, anzi chiedendogli di affrettarsi a farlo.

    Parte terza

    Dante, attraverso il ricorso alla nona scienza medievale, cioè alla “Filosofia pitagorica e Morale Filosofia” (Convivio, II, II, 1), arrivando a giustificare una più ampia libertà di comportamento, non esclude di potere andare incontro ad divorzio e all’approvazione dell’aborto, prima di venire incoronato re della propria anima (Pur., XXVII, 139-142).

    Ed è a questo percorso dantesco che volevo giungere per affrontarlo, questa volta, sotto il profilo rigorosamente scientifico-medievale. Tale percorso metterà in risalto il rapporto DANTE-TENTAZIONE-LIBERTA’-PECCATO e, da qui, sarà agevole anche mettere meglio a fuoco gli attuali problemi ontologico-culturali del DIVORZIO CONIUGALE e, volendo, dell’ABORTO. Sarà il passaggio dalla tentazione al peccato ad esigere la libertà. In Dante il valore assoluto non sembra essere, come per i cattolici contemporanei, la vita, ma la libertà e l’amore. Infatti per salvare la libertà e far trionfare l’amore lui sembra disposto, al limite, a spendere a far spendere la vita.
    L’avvallo di mons. Bartoletti alla discussione su questo tema e il suo personale orientamento nella direzione già da me indicata, si potrà riscontrare anche nel suo impegno personale a mandare in scena, alla IX FESTA DEL TEATRO A SAN MINIATO (Istituto del Dramma Popolare), la prima assoluta in Italia dell’opera di GRAHAM GREENE, Il potere e la gloria, con regia di LUIGI SQUARZINA. Andammo insieme a vederla il sabato 20 Agosto del 1955. La tentazione, il peccato e la libertà di scegliere, in quest’opera non mancano, mentre è presente anche un certo eroismo: quasi un po’ come in Dante, se pensiamo che il suo solitario esilio possa esserselo ‘meritato’ (Convivio, I, III, 4 – 11) per fedeltà a se stesso e alla verità, similmente che in Graham Greene.
    Per arrivare a risolvere scientificamente il problema enunciato, non potremo fare a meno di premettere subito che, nel medioevo di Dante, LE SCIENZE ERANO DIECI (Convivio, II, XIII, 1 – 2) gerarchicamente costituite, e quindi quanti erano i cieli per il Poeta stesso e per la cristianità del suo tempo, oltre che per gli astrologi ebraici in aderenza ai Dieci comandamenti. Dante riconosce poi che ciascuna scienza assomiglia, o è comparabile, ad uno cielo specifico anch’esso gerarchicamente costituito. Le scienze venivano quindi apprezzate in base al senso del cielo che finiva per giustificarne, intelligibilmente, o teologicamente, il grado. Conseguentemente, se in Dante si vorrà sapere di una determinata scienza, e per le più alte non solo per senso ma anche nel merito, si dovrà indagare sul cielo che la comprende, che le “simiglia”, fra i dieci cieli che il Poeta descrive nella Commedia. Comunque minore importanza ontologico-spirituale alle scienze dei cieli più bassi, maggiore importanza a quelle dei cieli più alti.

    Scrive infatti Dante nel Convivio ( II, XIII, 2 – 8):

    “Dico che per cielo io intendo la scienza e per cieli le scienze. … Sì come dunque di sopra narrato, li sette cieli primi a noi sono quelli de li pianeti (Luna per la Gramatica; Mercurio per la Dialettica; Venere per la Rettorica; Sole per l’Arismetrica; Marte per la Musica; Giove per la Geometria; Saturno per l’Astrologia); poi sono due cieli sopra questi, (anch’essi) mobili (l’ottavo cielo delle Stelle Fisse per la Fisica e Metafisica; e il nono cielo Cristallino per la Filosofia pitagorica e Morale Filosofia che è poi anche il cielo su cui intendo io qui cimentarmi poiché sono proprio queste due scienze, analoghe fra loro e al tempo stesso fra loro stesse gerarchizzate, che vengono simboleggiate dalla nostra “donna gentile”di Convivio, II, II, 1. Per esempio la scienza della Filosofia pitagorica sembra in Dante venire emblematicamente incarnata dall’impegno di ricerca del suo maestro VIRGILIO, mentre la Morale Filosofia dall’impegno dell’altro suo maestro che, gerarchicamente, è più elevato, SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE) e uno sopra tutti, quieto (il decimo più grande ed ultimo cielo, l’ Empireo, per la sacra Teologia, o Divina Scienza, che per diverse ragioni corrisponde alla sacra Teologia liturgica)”.

    Fatta questa premessa, per sciogliere l’enigma posto dalla “gentile donna” dobbiamo cimentarci nel risolvere il ricordato problema del Convivio ( II, II, 1). Scrive dunque Dante quanto segue.
    “Cominciando dunque, dico che la stella di Venere due fiate rivolta era in quello suo cerchio (moto del pianeta sull’epiciclo, o rivoluzione sinodica: cfr. Paradiso, VIII, 1-3; VIII, 12) che la fa parere serotina e mattutina, secondo diversi tempi (Può intendersi anche che il periodo esatto in cui si alternano le fasi di Venere in rapporto col Sole, per esempio 46°.00’.00’’ di elongazione occidentale, su di nuovo 46°.00’.00’’ di elongazione occidentale, difficilmente potrà avvenire allo scoccare di 584 giorni esatti, cioè quanto è la media del verificarsi di tale fenomeno. Per non aver preso in seria considerazione questo fenomeno i Dantisti hanno commesso il clamoroso errore al riguardo dell’identificazione del senso da attribuire alla “gentile donna”) appresso lo trapassamento (avvenuto nella prima ora notturna liturgica del venerdì 9 giugno 1290) di quella Beatrice beata che vive in cielo con li angeli e in terra con la mia anima, quando quella gentile donna, cui feci menzione ne la fine de la Vita Nuova (XXXV, 1-2), parve primamente, accompagnata d’Amore, a li occhi miei e prese luogo alcuno ne la mia mente”.
    Scrive ancora Dante a chiarimento dell’importantissimo, determinante, ruolo della “gentile donna”:
    “… la donna di cu’io innamorai appresso lo primo amore (Beatrice) fu la bellissima e onestissima figlia de lo Imperadore de lo universo (Gesù Cristo, e perciò corrispondente, appunto, alla “gentile donna giovane e bella molto” della Vita Nuova, XXXV, 2), a la quale (il pagano) Pittagora pose nome Filosofia (Convivio, II, XV, 12), ma che nel medioevo cristiano si era affinata e rinnovata prendendo il nome di Morale Filosofia. Si capirà adesso meglio il motivo per cui Dante ritiene “Maledetti” quanti, per presunzione, non vedono nella spiritualità del mondo classico la via propedeutica alla piena comprensione del messaggio evangelico e al permanere nel tempo della sua ortodossia (Convivio, IV, V, 9).
    Anche in base alle ricordate e semplici parole del Poeta la funzione della “gentile donna” già si presenta subito di estrema importanza per Filologia e critica dantesca. Per questo sarebbe stato logico e naturale che l’appassionato ricercatore, venuto a conoscenza di tale ricordato episodio scientifico, subito si ripromettesse intimamente di analizzarlo a fondo quando avesse avuto del tempo a disposizione. Fenomeno di “ripromessa intima di analisi” che pare non ci sia però mai stato, giustificando il mio sopravvenuto scetticismo circa l’esistenza, in giro, di certe passioni.
    Dunque dobbiamo allora intanto farci la seguente domanda.
    QUANDO, da un punto di vista cronologico, quella gentile donna di cui Dante fece menzione nella fine della Vita Nuova (XXXV, 1-2) apparve primamente al Poeta accompagnata d’Amore?
    Se si tratta del simbolo di una scienza, e non ci possono essere dubbi (Convivio, II, XIII, 2; II, XV, 12; II, II, 1; II, XIV,14)!, saremmo allora in presenza di una “scienza universale dell’anima in generale”, come avrebbe potuto chiamarla EDMUND HUSSERL in La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, (§ 69 e 71), mentre nella traiettoria di ricerca medievale si trattava, più concretamente, di una scienza abilitante a fare innamorare più profondamente la nostra anima della verità: e saremmo di fronte ad una forma di Mistagogia, prima pagano-classica, e poi, a più alto livello, cristiana. CA Si tratta dell’orologio formato dal moto di VENERE, e non di quello formato dal moto del SOLE. Ma con la stessa precisione con cui noi comunemente sappiamo che si muove il Sole, e per cui da un grado angolare dal Sole stesso occupato sullo Zodiaco dei segni, con minuti e secondi, noi possiamo risalire sempre al giorno e all’ora in cui il fenomeno si dette, ebbene sua propria natura e modo anche Venere ci darà la possibilità, in base al proprio moto, di risalire al giorno e all’ora in cui il fenomeno in questione si dette. Per Venere sarà da considerare il moto in funzione del rilevamento dell’elongazione, cioè della distanza variabile che il pianeta intrattiene in continuazione col Sole. E siamo qui di fronte ad un dato matematico, e spiacevole dirlo, che nei secoli non è mai stato preso in seria considerazione dagli esegeti, forse per un ‘consaputo’ negativo inibente l’indirizzo di ricerca astrologica da loro inavvertitamente appreso nella fase giovanile della loro formazione a causa di una certa cultura. Tale ‘consaputo’, in base alle mie ricerche, risalirebbe al formarsi della mentalità antiscientifica, antinaturalista e antiastrologica del primo Umanesimo degnamente rappresentata da FRANCESCO PETRARCA (Cfr. Epistole: con GIOVANNI DONDI DALL’OROLOGIO) e che è poi il primo momento della “modernità”. Per quanto attiene alla mentalità antiastrologica del primo Umanesimo questa è rimasta nei secoli per una supposta, se pur non dimostrata, convenienza religiosa che la Chiesa post-medievale ha ritenuto di vedere nell’opporsi all’Astrologia.
    I letterati dantisti, anche moderni (Cfr., p.e., GIOVANNI BUTI e RENZO BERTAGNI, Commento astronomico alla DIVINA COMMEDIA, Sandron, Firenze, 1966, pp. 221-222; GRAZIELLA FEDERICI VESCOVINI, Dante e l’astronomia del suo tempo, nella rivista LETTERATURA ITALIANA ANTICA diretta da Antonio Lanza, Moxedano editrice, Roma, anno III, 2002, pp. 291-309), sono convinti che la scienza mai possa servire, con la sua esattezza e il suo specifico senso di oggettività, a tenere in piedi un mondo poetico, a comporre un’autentica poesia e tale atteggiamento si è rafforzato col Romanticismo ottocentesco. Tale atteggiamento sembra essere per loro tanto più vero in Dante, poiché gli avrebbe inibito la piena espressione della sua fertilissima fantasia, “il suo libero volo d’artista”. Ma le cose non stanno affatto così e, da qui, la mia rivoluzione copernicana, su base dimostrativa ed empirica, all’indirizzo del senso attribuito al medioevo nell’età moderna. I letterati dantisti, per pensarla come la pensano, forse non hanno ancora empiricamente ben controllato in cosa consistesse la sintesi teologica del sapere operata dalla mentalità medievale, cioè, in pratica, il Medioevo. Giudichi comunque il lettore dopo avermi letto.
    Orbene, siccome Venere compie teoricamente una Rivoluzione sinodica, che è poi quel moto in cui si rileva l’elongazione, in media ogni 584 giorni, gli esegeti hanno erroneamente pensato che compirà le due rivoluzioni sinodiche indicate dal Poeta in 1168 giorni: 584 + 584 = 1168. Questo numero di giorni noi lo troviamo infatti ripetuto, purtroppo, in tutti i commenti al Convivio (II, II, 1), forse proprio per la poca dimestichezza con l’Astrologia. È ipotizzabile dunque che i commentatori, nel loro commentare, non abbiano rimeditato originalmente la soluzione del problema che esponevano, tanto l’astronomia-astrologia-liturgia pareva loro distante dall’opera letteraria e, per tale ragione, forse si sono limitati a semplicemente ricopiare la sostanza della soluzione del problema da altri precedenti commentatori assai poco esperti. Risulta comunque a me che, in generale, essi hanno proceduto nella seguante maniera: aggiungendo questi 1168 giorni all’ 8- 9 giugno 1290 e così sono arrivati, erroneamente, al 21 agosto 1293 ( fosse stato il 20 agosto, festa di san Bernardo di Chiaravalle, avremmo dovuto meditare più a lungo per afferrare l’errore). Trattandosi del 21 agosto (o dei giorni successivi), di un giorno cioè che, liturgicamente e per altri motivi, ha ben poco significato, il possibile errore di calcolo, avendo presente il modo di procedere di Dante, è apparso, almeno a me, subito da dover essere messo in conto.
    Orbene, per arrivare a risolvere questo qualificantissimo enigma bisognerà invece procedere in tutt’altra maniera. Prima si dovrà controllare quale oggettiva elongazione (distanza angolare di un pianeta dal Sole) aveva Venere al momento della morte di Beatrice. Successivamente bisognerà andare a verificare quando, cioè in quale giorno, tale elongazione si ripeté esattamente per la seconda volta: e quello sarà il giorno e l’ora dell’apparizione della “gentile donna” (Convivio, II, II, 1).
    Essendo il trapassamento di Beatrice avvenuto dopo il tramonto del Sole e nella prima ora notturna, in base al nostro Tempo civile esso si dette alle
    19h.50’ circa del giorno giovedì 8 giugno 1290.
    Potrà essere scientificamente controllato che l’elongazione di Venere era, in quel momento, pari a
    14°.13’ occidentali al Sole,
    ed è questo il

  6. Giovangualberto Ceri Says:

    CONTINUAZIONE ARTICOLO PRECEDENTE SULLA TENTAZIONE E I REATI-PECCATI.

    Orbene, per arrivare a risolvere questo qualificantissimo enigma bisognerà invece procedere in tutt’altra maniera. Prima si dovrà controllare quale oggettiva elongazione (distanza angolare di un pianeta dal Sole) aveva Venere al momento della morte di Beatrice. Successivamente bisognerà andare a verificare quando, cioè in quale giorno, tale elongazione si ripeté esattamente per la seconda volta: e quello sarà il giorno e l’ora dell’apparizione della “gentile donna” (Convivio, II, II, 1).
    Essendo il trapassamento di Beatrice avvenuto dopo il tramonto del Sole e nella prima ora notturna, in base al nostro Tempo civile esso si dette alle
    19h.50’ circa del giorno giovedì 8 giugno 1290.
    Potrà essere scientificamente controllato che l’elongazione di Venere era, in quel momento, pari a
    14°.13’ occidentali al Sole,
    ed è questo il dato fondamentale.
    L’ampiezza dell’ora liturgica, o ineguale, o planetaria, o temporale, in quel giorno 8 giugno 1290 era di 0h.44’, e perciò la prima ora notturna indicata dal Poeta andava, dalle 19h.37’ alle 20h.21’ dello stesso giovedì 8 giugno 1290, essendo il Sole tramontato a Firenze alle 19h.37’ circa: 19h.37’ + 0h.44’ = 20h.21’. Le ricordate 19h.50’ da me stimate si collocano infatti legittimamente proprio in questo campo di 0h.44’.
    Il trapassamento, da un punto di vista liturgico, cioè per come perentoriamente Dante vuole che sia considerato, dobbiamo IMMAGINARE che sia avvenuto nella prima ora notturna del venerdì 9 giugno 1290 che andava, liturgicamente, appunto, dalle 0h.00’ alle 0h.44’. Nei due computi l’istante è comunque sempre il medesimo, e perciò l’elongazione di Venere sempre la stessa, di 14°.13’ occidentali. Siamo qui di fronte a due differenti ‘linguaggi’.
    Il linguaggio liturgico è in analogia alla Bibbia che dice che quando Dio mosse il cielo, “prima fu sera e poi fu mattina” (Genesi, I, 5). E questa è la ragione per cui il tempo religioso inizia a decorrere dal tramonto del Sole, ed anche “secondo l’usanza d’Arabia” (Vita Nuova, XXIX, 1), e non quindi dal medioevale sorgere del Sole. Si tratta di un fenomeno di bidatazione a cui Dante ricorrerà in diverse occasioni e, in modo eclatante, per datare la Commedia fin dalla notte della selva selvaggia ed aspra e forte del peccato che lui passò con tanta pièta poiché, pur corrispondendo questo momento, civilmente, al venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico, liturgicamente già corrispondeva alla festa dell’Annunciazione a Maria del sabato 25 marzo 1301, inizio dell’anno a Firenze. Deve essere ricordato anche che, in base all’Antico Calendario Fiorentino non ricordato nemmeno dai MANUALI ma adottato da Dante (cfr. chiusura della Quaestio de aqua et de terra,) e anche da IACOPO DELLA LANA (1290 -1365) nel suo commento in volgare alla Divina Commedia, questo sabato 25 marzo 1301 corrispondeva anche al fiorentino sabato 25 marzo 1300, anno che a Firenze apriva il XIV secolo.
    Fatti i calcoli per il momento cronologico della morte di Beatrice, che per comodità di calcolo abbiamo detto corrispondere alle 19h.50’ circa del giovedì 8 giugno 1290 del nostro tempo civile legale in cui VENERE aveva 14°.13’ di elongazione occidentale al Sole, continuando nei calcoli richiesti da Dante possiamo a ragion veduta affermare che Venere arrivò nuovamente ad avere per la seconda volta, come richiesto da Dante, 14°.13’ di elongazione occidentale al Sole, subito dopo calato il Sole sul
    Sabato 15 Agosto 1293.
    E fu questo il momento in cui Dante vide la “gentile donna giovane e bella molto” simboleggiante la Filosofia pitagorica e la Morale Filosofia comparabili al nono Cielo cristallino e di Maria (Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1; II, XV, 12). Ma il 15 Agosto, non per caso sarà anche proprio l’importante e qualificantissima festa medievale di
    SANTA MARIA ASSUNTA IN CIELO,
    che è poi anche quel simbolo liturgico della Beata Vergine, seguendo le mie scoperte, a cui il Poeta fa rivolgere la famosa Orazione a san Bernardo (Par., XXXIII, 1 – 39).
    Calato il Sole sul sabato 15 agosto 1293 siamo però, anche in questo caso dall’ “apparizione della gentile donna”, analogamente al caso della “morte di Beatrice”, liturgicamente già per la festa del giorno dopo, di san Giacinto. Io ritengo comunque che le due feste, di santa Maria Assunta e di san Giacinto, vadano però per senso considerate insieme.
    Riferisco adesso, riepilogando e ad ulteriore chiarimento, degli accertamenti matematici a cui ho dovuto procedere in pratica per arrivare a fare queste mie asserzioni. Mi si perdoneranno le ripetizioni anche pensando che si tratta di una questione secolare mai risolta prima.

    A) MORTE DI BEATRICE.

    Beatrice morì a Firenze il giorno giovedì 8 giugno 1290 alle 19h.50’ circa (Vita Nuova, XXIX, 1). Siccome il Sole era tramontato alle 19h.37’, “questa angiola” morì dopo il tramonto del Sole e perciò, liturgicamente, il venerdì 9 giugno 1290. In quel momento Venere, che Dante prenderà come punto di riferimento per strutturare il suo enigma (Convivio, II, II, 1), si trovava a 10°.21’ nel segno dei Gemelli, col Sole a 24°.34’ nel segno dei Gemelli e il Discendente (orizzonte occidentale) a 27°.27’ sempre nel segno dei Gemelli. Dunque elongazione occidentale di Venere (distanza occidentale di Venere dal Sole) pari a
    14°.13’, poiché 24°.34’ – 10°.21’ = 14°.13’. Essendo il Sole a 24°.34’ in Gemelli e l’orizzonte occidentale (Discendente) a 27°.27’, il Sole era già sotto l’orizzonte di circa tre gradi. Dopo varie considerazioni ho ritenuto di apprezzare il fenomeno per questo esatto momento. Sono comunque questi 14°.13’ di elongazione occidentale di Venere che Dante vuole che l’esegeta riesca a mettere a fuoco.

    B) APPARIZIONE DELLA “GENTILE DONNA GIOVANE E BELLA MOLTO” (VITA NUOVA, XXXV, 2; CONVIVIO, II, II, 1).

    Provando e riprovando alla fine si potrà constatare oggettivamente, cioè scientificamente, che Venere ritornò ad avere, come pretende perentoriamente Dante, la medesima elongazione occidentale di quando Beatrice morì, e cioè i ricordati 14°.13’ occidentali, il giorno sabato 15 agosto 1293 alle 19h.00’ circa. In questo momento Venere si trovava a 15°.42’ nel segno del Leone, col Sole a 29°.55’ nel segno del Leone e con il Discendente (orizzonte occidentale) a 05°.32’ nel segno della Vergine. Dunque elongazione occidentale di Venere (distanza di Venere dal Sole) di nuovo pari a

    14°.13’ occidentali circa,

    come Dante esige nel Convivio (II, II, 1) che l’esegeta sia in grado di ritrovare. Il corretto procedimento è infatti: 29°.55’ del Sole in Leone – (meno) 15°.42’ di Venere in Leone = 14°.13’ occidentali di Venere rispetto al Sole.
    Siccome la “gentile donna” per venire identificata da questi 14°.13’ occidentali deve essere necessariamente apparsa alle 19h.00’ circa del 15 agosto 1293, e siccome il Sole era tramontato alle 18h.47’, ebbene, come ho già precedentemente ricordato commentando il fenomeno, possiamo scientificamente adesso affermare che anche la “gentile donna” stessa apparve a Dante, liturgicamente, appunto la DOMENICA 16 AGOSTO 1293, FESTA DI SAN GIACINTO poiché apparsa dopo il tramonto del Sole sul 15 agosto 1293.
    Nel giorno della morte di Beatrice (Tempo civile dell’ 8/6/1290 alle 19h.50’ col Sole già tramontato) e in quello dell’apparizione della gentile donna (Tempo civile del 15/08/1293 alle 19h.00’ col Sole già tramontato) Venere era in fase montante e nobile, umida e calda, feconda e attiva iuxta sententiam Ptholemaei (Tetrabiblos, I, V, 1), e anche assai prossima alla sua Congiunzione superiore col Sole. Per tale ragione camminava, in elongazione occidentale in diminuzione, molto rapidamente e quindi percorrendo circa 16’ al giorno in diminuzione. È questa alta velocità del pianeta che permette di essere certi nell’indicare l’ora di questi due giorni, se non fossero sufficienti altri elementi, e Dante lo sa bene.
    Per la festa di SAN GIACINTO DEL 16 AGOSTO 1293, a chiarimento di quello che sta accadendo ontologicamente al Poeta, nonché a conforto della nostra tesi sul bisogno della libertà di fronte alla tentazione così recita, lo ripeto, la liturgia.
    “Beatus vir qui suffert tentationem, quoniam cum probatus fuerit, accipiet coronam vitae” (Die xvi Augusti, IN FESTO S. HYACINTHI).
    Recita Virgilio, analogamente alla liturgia di san Giacinto, mentre si rivolge a Dante che sta per incoronare in cima alla montagna del Purgatorio, dopo che lo stesso Poeta ha attraversato, appunto, tutte le tentazioni dell’Inferno e le prove del Purgatorio:
    “Non aspettar mio dir più né mio cenno: / libero, dritto e sano è tuo arbitrio, / e fallo fora non fare a suo senno: / per ch’io te sovra te corono e mitrio” (Pur., XXVII, 139-145). Sarà per caso?
    Per notizia e controllo riferisco qui di seguito quello che costantemente riportano gli esegeti riguardo alle commentate due rivoluzioni di Venere di cui al Convivio, II, II, 1, “Cominciando dunque, dico che la stella di Venere due fiate rivolta era …”.
    Si legge per esempio.
    A) “Il pianeta sembra oscillare , a oriente, o ad occidente del Sole, impiegando a rivenire allo stesso punto in media 584 giorni … e le “”due fiate””, o giri, importano dunque il doppio tempo, cioè 584 x 2 = 1168 giorni”. (DANTE ALIGHIERI, Il Convivio, commentato da G. BUSNELLI E G. VANDELLI, volume I, Firenze, Le Monnier, 1953, p. 103), per cui gli esegeti arrivano al 21 agosto 1293.
    B) “Il movimento di Venere nel proprio epiciclo dura in media, 584 giorni … Pertanto le due rivoluzioni che si sono svolte tra la morte di Beatrice, l’8 giugno 1290, e l’apparire della ”donna gentile” corrisponderebbero a 1168 giorni. Beatrice morì la sera dell’8 giugno 1290 e poiché erano trascorsi 1168 giorni, l’apparizione della ““donna gentile”” avrebbe avuto luogo solo dopo il 21 agosto 1293, come ritengono generalmente i commentatori (e cioè): M. BARBI, F. ANGELITTI, F. TORRACA, B. NARDI, E. POULLE, FOSTER-BOYDE” (DANTE ALIGHIERI, Opere Minori, Tomo I, Parte II, a cura di CESARE VASOLI e DOMENICO DE ROBERTIS: Convivio, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1988, p. 120).
    C) La stessa spiegazione fornita da tutti questi citati commentatori è presente anche nel volume La Vita Nuova di Dante Alighieri con il commento di TOMMASO CASINI (G.C. Sansoni, Firenze, 1951, p.121) e ribadita anche nella seconda edizione di Felice Le Monnier a cura di ANTONIO ENZO QUAGLIO (Firenze, Le Monnier, 1964, p.104).
    Deve essere messo in evidenza che tutti i commentatori indicano come “media”, e quindi per approssimazione, i 584 giorni che impiegherebbe Venere a compiere una Rivoluzione sinodica e perciò diventerebbero poi 1168 i giorni per loro da dovere aggiungere al giorno di morte di Beatrice, 8-9 giugno 1290. Ma, appunto, come “media”. Ma Dante ha autorizzato a fare una media? Si risparmia fatica, è vero, però l’autorizzazione io non l’ho trovata.
    Anche il caro e preparatissimo professore CESARE VASOLI parla di “corrisponderebbero a 1168 giorni” e non che effettivamente corrispondono. Dunque i Dantisti il sospetto che il calcolo non vada bene già ce l’hanno avuto da molto tempo, però non sono andati oltre anche perché non hanno intuito la portata esegetica della differenza. A mio giudizio creerebbe invece meno danni essere approssimati sui fatti storici dell’epoca, o insistere meno sulle diverse parole trovate nei vari manoscritti della Commedia, piuttosto che buttarsi dietro le spalle i dati scientifici inerenti le scienze medievali più grandi ed ultime, poiché in questo caso si andrebbe incontro ad un fraintendimento sostanziale del pensiero, della vita, e della cultura del Poeta e presente nel suo medioevo. Infatti mai, seguendo la spiegazione tradizionale dell’aggiunta dei 1168 giorni al giorno 8-9 giugno 1290, saremmo arrivati alla liturgia della festa di SANTA MARIA ASSUNTA IN CIELO del 15 agosto 1293 e di quella di SAN GIACINTO del giorno dopo. Ne è valsa la pena sotto il profilo di FILOLOGIA E CRITICA DANTESCA? Giudichi il lettore. Io aggiungo solo due osservazioni.
    È nella liturgia della ricorrenza di san Giacinto che leggiamo l’insegnamento del “Beatus vir, qui suffert tentationem, quoniam cum probatus fuerit, accipiet coronam vitae” (Die xvi Augusti, IN FESTO S. HYACINTHI): liturgia che è, per motivi ontologico-spirituali, o “fenomenologico-trsacendentali e genetici”, apertamente inneggiante alla LIBERTA’ soggettiva di decisione. La tentazione infatti si può pensare di poterla fare evitare ricorrendo alla forza coercitiva delle leggi dopo essersi appellati ad una idonea e particolare cultura. In altre parole, attraverso l’emanazione di idonee leggi, se si riesce ad emanarle, si potrà teologicamente e politicamente pensare, togliendo un po’ di libertà alla persona, di poter tenere lontano le tentazioni e i reati dalla vita quotidiana. In questo caso però verrebbe tolta alla persona stessa, seguendo la liturgia cristiana, anche una fetta di meritata beatitudine riguardante l’ampliamento della propria coscienza, poiché le verrebbe tolta a monte, o assai ridotta, la funzione che ha la tentazione, di umanizzazione dell’essere e di libero ed autentico superamento di se stesso. Infatti il libero gioco ontologico-spirituale che l’essere umano intrattiene con la Divinità corrisponde ad un dialogo in cui la tentazione, non solo può rendere l’essere umano stesso più umano poiché gli farà capire meglio cosa sia la vita, le passioni dell’anima che sono un dato molto significativo della personalità e del percorso umano ( e adesso mi viene qui in mente DOSTOEVSKIJ), ma tale esperienza alla fine potrebbe anche renderlo beato per esserne uscito vittorioso, almeno seguendo la sapienza liturgica. Pare comunque che solo a queste condizioni l’essere umano divenga compassionevole verso l’umanità, come Dante, e re della propria anima: e si tratta di un quadro strettamente evangelico. E qui c’è tutto monsignor ENRICO BARTOLETTI quale mente stimolante, non solo papa GIOVANNI MONTINI, ma anche monsignor ALBINO LUCIANI, ANTONIO POMA ed altri, almeno per quanto a me personalmente risulta. Non ho tuttavia prove scritte. Mi si dovrà credere sulla parola e per le mie argomentazioni, se risulteranno sensate e saranno convincenti.
    Se una cosa non la puoi avere perché la legge lo vieta, non averla avuta per tale pressione, con tale motivazione, potrà essere da un lato giuridicamente opportuno, però dall’altro non rafforza spiritualmente l’essere umano, non gli dà ontologicamente forza, quanto invece lo reprime spingendo la passione che lui non ha potuto né soddisfare, né vincere, nel suo inconscio. E qui ha un peso. L’inconscio si riprometterà infatti di esaudire la passione repressa in qualche altra maniera dopo averla portata fuori dal palcoscenico. E una società, o una civiltà, si caratterizza anche per quante cose nasconde sotto il tappeto al fine di sembrare moralmente pulita. In questo contesto l’autentica vita religiosa non potrà chiudere gli occhi poiché il suo compito non è reprimere, ma sapere. Il lavoro del vero intellettuale è dunque analogo a quello del religioso. Nel caso prospettato l’essere umano verrebbe inclinato ad elaborare risposte sostitutive alla tentazione, divenuta praticamente impossibile a causa della presenza delle leggi e tali risposte sostitutive, difficilmente identificabili dal legislatore e dalle leggi, per mancanza di luce intellettuale, probabilmente potranno essere ancor più pericolose e subdole della caduta nella tentazione primaria stessa. La libertà, quando può essere sopportata dalla cittadinanza, dallo Stato, a ben valutare è sempre un bene ontologico-spirituale da tutelare poiché rende fertile una civiltà, specialmente quand’essa fosse guidata da un adeguato télos illuminante, fascinante e sottostante. Con la festa di Santa Maria Assunta del 15 Agosto si arriverà comunque ad indicare un percorso comportamentale libertario ed aperto, analogo a quello che è emerso dalla festa di san Giacinto.
    L’emergere di questi dati e poi di questa relazione fra simboli, non solo contribuisce a rafforzare l’emozione poetica, ma mostra anche come si articolava culturalmente l’autentica mentalità medievale. Allora non si procedeva, come fanno i poeti moderni, seguendo intuitivamente l’emozione prodotta dall’evento, o dal simbolo, che a sua volta stimolava la fantasia poetico-letteraria. Nel medioevo di Dante e precedente, essendo gli autori impegnati, per cultura, ad inserire le esperienze intime dentro un contesto oggettivo più vasto di ordine matematico-astrologico-simbolico-liturgico, si era conseguentemente impegnati a far giustificare le esperienze intime avute, dall’architettura dell’universo di allora. Tale procedimento finiva per fare assumere all’esperienza intima avuta, o immaginata e descritta, una particolare valenza emozionale per venire essa stessa inserita anche in una universalità composta di verità scientifico-oggettive esse stesse artistico letterarie. Obliando questa integrazione si dipinge il medioevo a nostra immagine e quindi non per quello che autenticamente esso fu. Inoltre, così procedendo, non potremmo approfittare degli utili stimoli esistenziali che da quella mentalità artistica e sensibilità potrebbero venirci. Si è studiato Dante a fondo, questo è innegabile. Però avendolo fatto con la mentalità moderna che è iniziata, per quanto mi riguarda, col primo Umanesimo e con Francesco Petrarca, ci è sfuggito Dante per quella parte in cui la sua mentalità era assorta e immersa nelle più alte scienze di allora.

    Da notare che nel momento in cui Dante, il 15-16 agosto 1293, fu visto dalla “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1) Venere si trovava, non solo ad avere i ricordati 14°.13’ di elongazione occidentale, ma era ancora nella sua fase crescente, cioè umida e calda, montante e nobile e quindi feconda e attiva che Dante chiama “primo aspetto”. Tale aspetto di Venere è simile alla fase della Luna crescente (TOLOMEO, Tetrabiblos, I, V, 1; I, VIII, 1-2) e perciò Venere è qui ancora in quella della dea Citerea, (Pur., I, 19 – 21; Pur., XXVII, 94-96) ) o di Lucifero (cfr. In nocte Nativitatis Domini) non essendo il pianeta ancora arrivato all’apogeo. Questo preciso aspetto di Venere viene meravigliosamente ricordato da Dante al vertice del Paradiso (XXVII) quando recita: “Così si fa la pelle bianca nera / nel primo aspetto (dalla Congiunzione inferiore col Sole a quella superiore ed è paragonabile alla Luna crescente. Il secondo aspetto va invece dalla Congiunzione superiore a quella inferiore ed è paragonabile alla Luna calante) de la bella figlia (Venere-Maria) / di quel ch’apporta mane e lascia sera (Il Sole-Gesù: cfr. Convivio, III, XII, 7). Venere infatti diventa “bruciata dal Sole”, cioè nera, invisibile, all’apogeo che nel caso in esame, cioè nel 1293, veniva da lei raggiunto il giorno 08 ottobre 1293, cioè dopo 54 giorni.

    La REGOLA GENERALE tolemaica dell’alternarsi dei quattro umori (UMIDO, CALDO, SECCO e FREDDO), tanto cara ed apprezzata da Dante (Convivio, IV, XXIII, 7 – 15), che lo stesso Tolomeo (II secolo d.C.) ha ripreso dall’antica tradizione, dagli antichi Egizi, o dal Caldei (Tetrabiblos, I, II, 15; I, III, 18; I, XXI, 1; I, XXI, 8: I, XXI, 20; II, XI, 3), che con il primo Umanesimo e Francesco Petrarca era stata dimenticata, e che io adesso ho riportato alla luce per la prima volta, è la seguente.

    Tutti i pianeti, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno si ricaricano di umore UMIDO al loro passaggio dal PERIGEO.

    Dopo di che seguono in stretta successione, l’umore caldo, secco e freddo. Fanno eccezione i pianeti Sole e Luna che, inaspettatamente, meravigliosamente e curiosamente, anche per Tolomeo non ubbidiscono alla ricordata Regola Generale, quasi che nell’antichità già si sapesse, in qualche modo, che il Sole era al centro del sistema e che la Luna era un satellite della Terra. Per Sole e Luna vengono infatti dettate regole a parte (Tetrabiblos, I, X, 1-2; I, VIII, 1) perfettamente aderenti al nostro sistema eliocentrico, come aderente ad esso stesso risulta anche la ricordata Regola Generale. Probabilmente qualcosa di basilare è sfuggito alla nostre conoscenze sull’Antichità e sul Medioevo ma che sembra non debba essere nemmeno ventilato.
    Due considerazioni finali sull’importanza che la tentazione possa condurre anche al peccato proprio perché vissuta entro una inalienabile libertà spirituale e, conseguentemente, comportamentale. È questa verità evangelica che rende problematico il rapporto trono-altare, Cesare-Cristo.
    Prima. Proprio perché Dante è stato tentato, si è perduto (Inf., I, 1-3). Proprio perché si è perduto, si è smarrito, ha poi potuto fuggire dalla selva selvaggia ed aspra e forte del peccato: anche per l’intervento dal cielo, con questa mia scoperta meglio specificato, della Santa Vergine Maria Assunta in cielo, simbolicamente assunta nel cielo Cristallino in cui lo “segnore de la giustizia chiamoe” anche Beatrice a “gloriare” (Vita Nuova, XXVIII, 1) insieme a Lucia. Infatti se la dimora simbolica della Beata Vergine è il Cielo cristallino, e se in esso vi è a gloriare anche Beatrice, essendo stata Beatrice stessa avvertita da Lucia (Inf., II, 94 – 120) dei pericoli a cui le tentazioni avevano esposto Dante, Lucia stessa si troverà necessariamente anch’essa nel Cielo cristallino, acqueo e di Maria.
    Se per Dante è l’umore umido a dare inizio alla vita (Convivio, IV, XXIII, 6-14), e se è il nono Cielo cristallino a dare inizio, a spiegare il moto, di tutti i cieli sottostanti giustificandone la vita, il Cristallino stesso non potrà essere, anche per Dante, che umido, che acqueo. Da qui un altro stimolo a far prendere in considerazione i quattro umori così bene esposti e considerati da Claudio Tolomeo (Tetrabiblos, I, V 1; I, VIII, 1.2).
    2) Proprio perché Dante ebbe questi suoi trascorsi peccaminosi assai reprensibili (Pur., XXXI, 1 – 63), avrà poi potuto essere da Virgilio incoronato al vertice del Purgatorio, re e gran sacerdote (Pur., XXVII, 142), come indica, appunto, anche la festa di san Giacinto del 16 Agosto 1293 ricavata dal moto di Venere (Convivio, II, II, 1).
    Ma essendo Dante seguace dell’ortodossia cattolica, dobbiamo porci la seguente domanda. È possibile che l’ortodossia cattolica possa convalidare la tentazione al fine di portare l’anima alla salvezza come indicato dalla Teologia liturgica della festa di san Giacinto? Esistevano forse nel medioevo, se pur non ancora sanate, delle contraddizioni fra la Teologia liturgica e la Teologia razionalista? E Dante collocando la Teologia liturgica nel decimo cielo Empireo ha inteso precedere il nostro CONCILIO VATICANO II e l’indirizzo di monsignor Bartoletti (cfr. Costituzione conciliare SACROSANCTUM CONCILIUM sulla sacra liturgia del 4 dicembre 1963).
    Scrive il teologo CHARLES JOURNET contribuendo a chiarire il problema: “La Terra è destinata alla vita, la vita all’uomo, l’uomo alla grazia del paradiso terrestre; e quando egli cade nel peccato, è Dio che, per rialzarlo, viene a morire su una Croce piantata sulla terra” (CHARLES JOURNET, L’Assunzione della Vergine, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1953, p. 1). Il citato opuscolo faceva parte di una nutrita serie intitolata “La sfera e la Croce” che MONSIGNOR BARTOLETTI regalava, o consigliava di acquistare, a molti seminaristi, o amici, me compreso, e nel mio caso arrivando a chiarirmi le idee. Nelle parole di Journet è di tutta evidenza come anche un Vescovo della Chiesa cattolica possa essere a favore di una legge dello Stato a tutela della libertà di divorziare. Se il divorzio è un peccato, la tentazione a cui induce sarebbe comunque, ontologicamente e spiritualmente, fertile. In Journet come nel Bartoletti e in Dante è più fertile e prioritario il “risollevarsi dal peccato” piuttosto che “non essere indotto in tentazione”. La questione è sottile poiché investe il problema della libertà. Cosa potrebbe pensarne invece Giulio Andreotti?
    Dunque Dante, dopo essersi innamorato di Beatrice e dopo che lei morì, non si innamorò affatto di un’altra donna, bensì di una scienza che lui simboleggia in una donna, la “gentile donna”, appunto. Ovviamente dopo aver passato, dopo la morte di Beatrice, alcuni anni di intervallo per aver ceduto alle tentazioni, non bisognerà dimenticarlo perché anche questo stesso intervallo fa parte della struttura simbolico-scientifica!, correndo dietro alle gonne di qualche “pargoletta”, a cui avrà certamente voluto bene (divorzio), ma “con breve uso” (Pur., XXXI, 58-60). Intenzionalmente saremmo di fronte ad una serie di divorzi all’ “americana”? Questo aspetto autobiografico di Dante sembra simile a quello del poeta e filosofo RAIMONDO LULLO (1234 – 1315) suo contemporaneo e presente a Parigi forse quando lo stesso nostro Poeta, se lui stesso ci andò (Cfr. di RAIMONDO LULLO, “Blanquerna” che si traduce con “Candore”: una specie di colore simile alla “chiarezza”, o allo “splendore”, su cui Dante insisterà molto e che sembrerebbe anch’esso la conseguenza dell’esercizio di una scienza. Quella nel nono cielo Cristallino chiamata Morale Filosofia e derivante, per intensificazione di senso, dalla Filosofia di Pittagora).
    Scrive il teologo CHARLES JOURNET, che io qui riporto un’altra volta al fine di chiarire l’incidenza che aveva avuto nel medioevo la festa di Sante Maria Assunta:
    “La festa dell’Addormentamento della Vergine (Assunzione di Maria al cielo) compare dapprima in Oriente, probabilmente a Gerusalemme intorno all’anno 530. Verso il 620, GIOVANNI DI TESSALONICA dice che qui è celebrata quasi ovunque. L’incoronazione della Vergine di Senlis (XII secolo) è la più antica che vi sia in Francia. L’Assunzione corporale della Vergine è ben viva nella Chiesa orientale e celebrata in testi seducenti. San Germano, patriarca di Costantinopoli ( † 733) canta: Il tuo corpo verginale, tutto santo, tutto casto, tutt’intero abitacolo di Dio, non conoscerà il disfacimento …” (CHARLES JOURNET L’Assunzione della Vergine, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1953, pp.35 – 39).
    Il senso ontologico-spirituale della festa di Santa Maria Assunta del 15 agosto (Tempo civile), come ricordano anche le Litanie Lauretane indirizzate alla Santa Vergine, già richiama e conferma le parole della liturgia del 16 agosto (Tempo liturgico) festa di san Giacinto, “Beatus vir qui suffert tentationem, quoniam cum probatus fuerit, accipiet coronam vitae” (Die xvi Augusti, IN FESTO S. HYACINTHI).
    Le Litanie Lauretane si aprono infatti con “Sancta Dei Genitrix”, ora pro nobis”, in cui, seguendo il Tetrabiblos (II, III, 3) è possibile notare anche una analogia fra Venere-Beatrice e Maria quale madre di Gesù Cristo. Scrive Tolomeo: “Ciò spiega il culto generalmente diffuso di Venere invocata come Madre degli Dei con svariati epiteti locali” (Tetrabiblos, II, III, 38). Di fronte a questa realtà non dobbiamo inalberarci, si tratta della nostra civiltà occidentale ben legata insieme e che Dante mira a salvare nel suo complesso anche quando “maledice” chi non si comporta in tale modo (Convivio, IV, V, 9). Le litanie della Madonna, che poggiano sulla festa di Santa Maria Assunta, recitano poi: “Mater divinae gratiae, Mater castissima, Mater boni consilii, Sedes sapiantiae, Causa nostre laetiziae, Janua coeli, Stella matutina, Refugium peccatorum …”: tutte peculiarità della ricerca spirituale di Dante e già riassunte, non per caso, dalla famosa preghiera di SAN BERNARDO alla Vergine (Par., XXXIII) e in parte incluse per senso, appunto, nella liturgia della festa di san Giacinto del 16 agosto 1293. La festa di Santa Maria Assunta in cielo, simbolicamente nel nono cielo Cristallino, quella di san Giacinto, e l’orazione di san Bernardo alla Vergine, sembrano avere perciò il compito di agevolare l’esegeta a capire i contenuti della Filosofia pitagorica e Morale Filosofia in cui è presente un inderogabile bisogno di libertà di comportamento.
    L’interpretazione del pensiero di Dante che emerge da questa analisi astrologico-scientifico-liturgica risulta intanto più vicina al Vangelo e alla linea indicata da Mons. ENRICO BARTOLETTI sulla scia del CONCILIO VATICANO II, che non alla Teologia razionalista (dogmatica e morale), di cui si avvalevano e si avvalsero i tribunali l’Inquisizione, ma di cui alcuni cristiani di oggi vorrebbero si avvalesse lo Stato moderno con le sue leggi.
    DATE DA ME SCOPERTE.

    1 - sabato 25/03/1301, giorno di inizio a Firenze del XIV secolo e inizio del viaggio della Commedia. Perché a Firenze il 25 marzo 1301 del nostro computo storico si apriva il XIV secolo? Per accertarlo basta prendere per buona l’informazione fornita da Dante in chiusura della QUAESTIO DE ACQUA ET DE TERRA secondo la quale Cristo, da un punto di vista culturale e calendariale, sarebbe nato di domenica come, sempre di domenica è poi anche risorto. In tal caso il giorno di Nascita corrisponderebbe alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, quello dell’Incarnazione al venerdì 25 marzo del 1° dopo Cristo, e quello in base all’inizio dell’anno seguendo il Calendario comune, cioè il Calendario giuliano, al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo. In questo caso Cristo il due gennaio avrebbe avuto solo un giorno di età e il 1° febbraio del 1° dopo Cristo solo un mese di età poiché, anche se il computo in base ai numeri romani con comprendeva lo zero, pur tuttavia essi conoscevano i sottomultipli dell’anno e non indicavano l’uno senza prima averli esauriti tutti: secondi, minuti, ore, giorni e mesi. Io credo che sia venuto il momento in cui il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo, arrivi ad indicare anche questo Calendario stile antico fiorentino di cui riferisce Dante e che porrebbe fine a tante questioni filologiche e di datazioni storiche in cui esiste una differenza di un intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore, come fino ad oggi si è supposto, ma che siamo di fronte ad un computo calendariale a noi sconosciuto. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301, perché per loro corrispondeva al sabato 25 marzo 1300. Ed è in questo giorno liturgico, dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301, che può iniziare il viaggio della Commedia.
    2 - venerdì santo 31/03/1301 fine del viaggio della Commedia;
    3 - martedì 2/6/1265, giorno di nascita di Dante personaggio (Par., XXII, 110 – 117);
    4 - venerdì 2/10/1265, giorno nascita di Beatrice personaggio (Vita Nuova, II, 1-2);
    5 - venerdì 2/02/1274, Beatrice appare a Dante per la prima (Vita Nuova, II, 1-2);
    6 - venerdì 26/12/1264, giorno di concepimento di Beatrice (Vita Nuova, XXIX, 2);
    7 - venerdì 9/06/1290, giorno liturgico di morte di Beatrice (Vita Nuova, XXIX, 1);
    8 - martedì 2/02/1283, Dante fu salutato per la prima volta da Beatrice (Vita Nuova, III, 1-2);
    9 -martedì 14/09/1322 (1321, e va bene, però stile antico fiorentino!), giorno per me esclusivamente simbolico-liturgico, di morte di Dante personaggio, e quindi non reale (GIOVANNI BOCCACCIO, Vite di Dante, Prima redazione, 86; oscar Mondadori, Milano, 2002, p. 24 e nota n. 379 a p. 134);
    10 - sabato-domenica 15-16/08/1293, giorno in cui Dante vide, e fu visto, appunto e come ho già abbondantemente riferito, dalla “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2) “figlia de lo Imperadore de lo universo”, Gesù Cristo (Convivio, II, XV, 12; II, II, 1).

    Tutte le feste liturgiche celebrate in questi giorni sono inoltre in relazione, tanto alla Commedia, che alla Vita Nuova, che al Convivio, come, appunto, la data del 15-16 agosto 1293. Da notare che i giorni che riguardano Beatrice cadono tutti di VENERDÌ e quelli di Dante di MARTEDÌ per l’analogia simbolica fra Venere (Lei) e Marte (Lui).

    Se seguire le mie ricerche e scoperte può essere apparso difficile e faticoso, si pensi però a quanta fatica ha dovuto durare e quali difficoltà ha dovuto superare chi le ha dovute fare. Spero perciò in un intervento critico, nel merito, da parte di un qualche membro della gentile DANTE SOCIETY OF AMERICA, della DEUTSCHE DANTE-GESELLSCHAFT, della SOCIETA’ DANTESCA ITALIANA, dell’ ACCADEMIA DEI LINCEI di Roma, della BIBLIOTECA CLASSENSE di Ravenna, della CASA DI DANTE IN ABRUZZO, del CENTRO NAZIONALE DELLE RICERCHE, C.R.N., di Roma, o di THE NOBEL FOUNDATION, LITERATURE of Stockholm, o anche di PATRICK BOYDE Serena Professor of Italin Language and Literature in the UNIVERSITY OF CAMBRIDGE di cui conservo ancor oggi la sua lunga lettera datata 13 luglio 1994, e di GRAZIELLA FEDERICI VESCOVINI che più volte mi ha citato nel suo articolo intitolato Dante e l’astronomia del suo tempo, apparso sulla rivista internazionale ‘LETTERATURA ITALIANA ANTICA’ diretta da ANTONIO LANZA (Moxedano Editrice, Roma, anno III, 2002, pp. 292 e 300).
    Riallacciandomi alla citata lettera inviatami dal senatore Giulio Andreotti in data 11 luglio 1996, se poi egli stesso, sentito il Professor Aldo Vallone, mi avesse invitato a parlare alla CASA DI DANTE IN ROMA per commentare il 15-16 Agosto 1293 (Convivio, II, II, 1), avrei potuto ricollegarmi alla felice presa di posizione di mons. Bartoletti a favore del mantenimento della legge 1/12/1970 n. 898 sul divorzio partendo, più in generale, dalla fertilità spirituale del mantenimento della libertà di scelta tanto difesa da Dante.
    TUTTI I PREMI LETTERARI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI CHE VERRANNO A CONOSCENZA DI QUESTO MIO LAVORO SONO AUTORIZZATI A PREMIARLO.
    Cordialmente salutando,
    Firenze, Venerdì 25 dicembre 2009, festa simbolica della Natività di Gesù Cristo.
    F.to Giovangualberto Ceri
    GIOVANGUALBERTO CERI
    Via F. Turati, 30 - 50136 – Firenze – Italia.
    Tel. 055 – 650.55.37 - Cell. 333.396.1191
    Da Giorgio Bárberi Squarotti
    ricevo il seguente commento, datato 24 gennaio 2010, al mio lavoro:
    “Il tema del DIVORZIO fra: GIULIO ANDREOTTI, Mons. E. BARTOLETTI, G. LA PIRA e DANTE utilizzando i consigli assolutamente inediti della “GENTILE DONNA” vista da Dante il 15 Agosto 1293 festa di Santa Maria Assunta in Cielo (DANTE,Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1; II, XV, 12)”.
    L’invio era avvenuto il 25 dicembre 2009, festa della Natività di N.S.G.
    Torino, 24 gennaio 2010
    Caro Ceri,
    i suoi interventi danteschi sono sempre preziosissimi per tanta dottrina: chiariscono aspetti di cui spesso non si parla o che (peggio) sono interpretati in modo erroneo.
    Grazie, di cuore. Paticolarmente significativo è il discorso su Catone e Marzia e il divorzio. Con i più vivi saluti.
    F.to Giorgio Bárberi Squarotti.

  7. Giovangualberto Ceri Says:

    - Alla Gentile Attenzione dell’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI –
    - ROMA -
    Mi scriveva CORRADO GIZZI, Direttore della CASA DI DANTE in ABRUZZO, in data 10 ottobre 2000:
    ” … Si può non condividere la tesi del 1301, come data della visione dantesca, ma non si può non rimanere ammirati e direi stupiti davanti alla sua eccezionale preparazione, alla sua profonda cultura e alla sua conoscenza del mondo dantesco che ha pochi riscontri tra i dantisti….” F.to Corrado Gizzi.
    Ciò premesso, perché l’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI di Roma non mi dice dov’è che io sbaglio quando dimostro che DANTE personaggio è nato il MARTEDI’ 2 GIUGNO 1265 in base alla congiunzione del Sole con le “stelle gloriose e piene di gran virtù” (alfa Ursae Minoris, alfa Orionis, e beta Aurigae) seguendo il canto XXII, vv. 110-117, del Paradiso?
    Eppure presso l’Accademia dei Lincei esistono degli ASTRONOMI ben all’altezza di fare questi calcoli, e io non sono talmente impreparato da dovermi snobbare.
    Credo che il Signor Presidente della Repubblica Italiana, On.le Giorgio Napolitano, insieme a molti cittadini italiani, siano curiosi di ricevere una risposta. Anche il Senatore GIULIO ANDREOTTI, Presidente della Casa di Dante in Roma, potrebbe attivarsi per dare un contributo alla soluzione del problema.

    Salutando,
    Firenze,2/2/2010
    F.to. GIOVANGUALBERTO CERI

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