Fonte: www.deltanews.it
La situazione è molto grave, molto più di quanto non fosse stato rilevato da uno studio realizzato nel 2006 dall’Inter-American Development Bank che parlava già di 1/3 delle donne e ragazze (di cui il 50% minorenni) che avevano dichiarato di aver subito violenza fisica e psicologica. La tragedia che ha colpito il Paese rischia di aggravare le già precarie condizioni delle sopravvissute, oggi più che mai a rischio di grave violenza. Tra le 200 mila vittime accertate ci sono anche Myriam Merlet, Magalie Marcelin e Anne-Marie Coriolan; tre icone del potente ma piccolo movimento haitiano per i diritti delle donne, che hanno lottato per la criminilizzazione degli stupri, e per ottenere giustizia per le vittime di violenza. Merlet, rappresentante del ministero dei diritti delle donne, fu una delle prime donne a documentare casi di stupro durante il regime militare, che nel paese è durato dal 1991 al 94, ed a identificare l’uso dello stupro come arma politica. Marcelin fondò quello che per anni è stato l’unico centro di accoglienza del paese per donne vittime di violenza familiare, il centro Kay Fanm. A Coriolan si deve, invece, la fondazione di uno dei più grandi gruppi di advocacy per le donne ad Haiti, Solidarite Fanm Ayisyèn (SOFA). Ciascuna di queste organizzazioni era fondamentale in un contesto di impunità e povertà come quello haitiano per assicurare un accesso immediato all’ assistenza sanitaria (anti-retrovirali e pillole contraccettive), supporto psicologico e legale alle sopravvissute alla violenza sessuale.

