Mag23rd

Donne e media, puo’ iniziare un nuovo corso?

news5524.jpgSono le proposte di Pari o dispare e di molte donne e uomini della società civile, con l’autorevole sostegno del Capo dello Stato. E’ attesa in questi giorni per l’approvazione del contratto di servizio 2010-2012, che la RAI Radiotelevisione Italiana sottoscrive ogni tre anni con il Ministero delle Comunicazioni, e che fissa gli obiettivi e i parametri di qualità della mission dell’azienda, quelli che lo caratterizzano appunto come pubblica informazione; contratto scaduto alla fine di gennaio.
Proprio in funzione di questa scadenza l’associazione Pari o dispare ha presentato un emendamento alla Commissione Parlamentare di Vigilanza per l’istituzione di un Osservatorio indipendente sui programmi Tv.
La società italiana ha “il diritto-dovere di essere rappresentata in modo da tener conto anche della crescente popolazione femminile che partecipa con successo alla vita economica del paese, raggiungendo ruoli di responsabilità pur dovendo superare un contesto oggettivamente ostile e sfavorevole rispetto alle donne europee”. Su questo presupposto, l’associazione Pari o Dispare, composta da donne e uomini appartenenti a diverse categorie professionali e diversi orientamenti politici, presieduta dall’economista Fiorella Kostoris, vuole mettere in sinergia i soggetti che negli ultimi mesi stanno denunciando la esorbitante presenza di stereotipi attraverso i quali i media rappresentano le donne italiane.
In particolare Pari o dispare ha cercato di interpretare le sollecitazioni che venivano dalla società civile, come i precedenti appelli di personalità femminili, lanciati da fine novembre, attraverso la rete, su impulso di Gabriella Cims di concerto con il Comitato Pari Opportunità del Ministero dello Sviluppo economico, poi sfociato in una lettera aperta inviata alle Istituzioni italiane, con la richiesta di promuovere l’uso rispettoso dell’immagine femminile nei media, con particolare riferimento al servizio pubblico, in vista del rinnovo del contratto di servizio Rai.
L’appello ha ottenuto il sostegno di centinaia di donne impegnate nei più diversi settori della società civile, ha raccolto i loro pareri e le loro considerazioni, indicando precisi obiettivi e altrettanto puntuali richieste, come: rappresentare la vita reale delle donne, difficoltà e successi compresi; un codice di regole sui media in generale, simile a quello di cui si sono dotati gli altri Paesi dell’Unione Europea; la costituzione di un organismo indipendente e autorevole in grado di garantirne il rispetto.
Una prima e importante risposta ai temi sollevati dalla campagna è giunta dalla Presidenza della Repubblica, che ha confermato l’allineamento delle tematiche promosse ai principi costituzionali, quali prerequisiti indispensabili per rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono ancora il realizzarsi della piena parità tra gli uomini e le donne.
Il Presidente Giorgio Napolitano, sostenitore convinto dell’iniziativa, ha inviato una lettera in cui esorta i media a “smettere di proiettare l’immagine offensiva della donna, proposta come ornamento o bene di consumo” e, al contempo, di “arginare il dilagare della tendenza alla sottovalutazione o all’aperto disprezzo della dignità femminile”.
L’intervento del Capo dello Stato è avvenuto in occasione del convegno Donne in TV e nei Media: un nuovo corso per l’immagine femminile, tenuto in aprile, nel quale governo e azienda hanno assunto impegni precisi “per favorire la promozione di un’immagine della donna più consona alla realtà del quotidiano, in cui lavora, si impegna e si afferma, in ogni settore della vita sociale e professionale del paese” come ha detto il presidente della Rai, Paolo Garimberti.
Per dare concretezza a queste promesse, è stato quindi ufficialmente presentato dalla senatrice Emma Bonino, presidente onoraria di Pari o dispare, un emendamento al Contratto di servizio Rai che prevede l’istituzione di un osservatorio indipendente che dovrà monitorare la rappresentazione del genere femminile.
L’emendamento, che verrà discusso in seno alla Commissione di Vigilanza Rai nei prossimi giorni, tende a riequilibrare la rappresentazione delle donne nei programmi Rai e soprattutto chiede la creazione di un Osservatorio indipendente che analizzi, da un punto di vista qualitativo e quantitativo, la presenza di genere nei palinsesti della tv pubblica, e di uno spazio aperto ai contributi critici e propositivi del pubblico.
Presentazione quantitativamente ridotta e qualitativamente scadente della realtà delle donne sono i punti salienti della rappresentazione televisiva che si vogliono combattere attraverso l’osservatorio, “un primo passo, importante, verso una idea più complessiva di una Authority contro le discriminazioni di genere nel mondo dei media”. Dunque solo l’inizio di un impegno complessivo che dovrà andare avanti sostenendo anche le azioni che sono state già messe in campo da varie realtà contro la pubblicità offensiva della dignità delle donne.

Emendamento sull’osservatorio

All’articolo 2 aggiungere il seguente comma 6:
Entro un anno dall’entrata in vigore del presente contratto, la Rai istituisce un Osservatorio, affidato a una o più società di provata esperienza e capacità scientifiche, selezionate attraverso procedure di evidenza pubblica. Tale Osservatorio dovrà monitorare la rappresentazione di genere con particolare attenzione alla rappresentazione del soggetto femminile, nell’ambito della programmazione complessiva.
L’Osservatorio provvede a :
a) effettuare un monitoraggio quotidiano della programmazione per analizzare la presenza di stereotipi di genere (con la precisa individuazione di questi ultimi, secondo una classificazione già nota ed effettuata da diversi istituti, università e segnalata in specifici rapporti internazionali) al fine di pervenire al loro superamento, con la redazione di report semestrali. I risultati delle rilevazioni semestrali dovranno essere resi pubblici dalla concessionaria attraverso pubblicazioni sul proprio portale web, con apposite pagine a ciò dedicate del servizio Televideo, e comunque attraverso modalità che garantiscano la diffusione di tali dati all’universalità dell’utenza;
b) effettuare ricerche e analisi qualitative e quantitative su contenuti e modalità della rappresentazione di genere, anche con riferimento alle categorie professionali rappresentate, con cadenza almeno semestrale i cui risultati dovranno essere resi pubblici dalla concessionaria attraverso pubblicazioni sul proprio portale web, con apposite pagine a ciò dedicate del servizio Televideo, e comunque attraverso modalità che garantiscano la diffusione di tali dati all’universalità dell’utenza;
c) prevedere, sul portale Rai, una sezione dedicata alla raccolta di comunicazioni degli utenti sulla attività svolta dall’Osservatorio, al fine di migliorare il proprio servizio, rendendola nota con appositi avvisi anche su tutte le altre piattaforme tecnologiche utilizzate per la programmazione;
d) fornire tempestivamente, alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, e comunque non oltre un mese dalla loro redazione i dati risultanti dal monitoraggio. Analoga comunicazione dovrà essere inviata alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e alla Sede Permanente di confronto.

Emendamento al contratto di servizio:
a) promuovere l’organizzazione di seminari interni al fine di evitare il ripetersi di una distorta rappresentazione di genere, con risorse interne ed esterne, anche in base a indicazioni provenienti dalle categorie professionali interessate
b) valorizzare la rappresentazione reale e non stereotipata della molteplicità di ruoli del mondo femminile, anche nelle fasce di maggior ascolto.
Fonte: http://www.kila.it/

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