Severina è un’opera postuma di Ignazio Silone che l’aveva iniziata a scrivere nel 1977, in un periodo di convalescenza a Fiuggi.
La novità di quest’opera è che Severina è l’unica protagonista femminile della narrativa siloniana ed è l’eroe al femminile di un mondo in crisi sia nei valori morali che politici e religiosi.
Silone, a causa della malattia che lo condusse alla morte il 22 agosto del ’78, non ebbe il tempo di completare questo lavoro che egli aveva intitolato “ La speranza di Suor Severina” e che chiamava scherzosamente “romanzetto”, ma oltre ai primi capitoli completi e altri iniziati, aveva lasciato molte note, appunti, schemi di cui si sarebbe avvalso in corso d’opera.
La moglie dello scrittore, nel 1981, ha deciso di pubblicare quest’ultima opera di Silone, avvalendosi di tutto il materiale trovato e soprattutto delle chiacchierate e discussioni che avevano animato lo scrittore nel descrivere gli eventi, le figure più importanti e la fine della storia.
Con molta onestà e correttezza Dorina Silone documenta tutti i suoi interventi nelle parti mancanti dei vari capitoli, di quando si è avvalsa delle sue note, dei suoi appunti o di quando ha cercato di riportare un periodo o una frase presa da un altro lavoro per non alterare lo stile o il pensiero dello scrittore.
La storia è quella di una giovane suora, Severina appunto, che insegna latino in un istituto religioso, obbediente e ligia ai suoi doveri.
Un giorno, per caso, assiste orripilata ad una operazione di polizia sulla piazza antistante il suo istituto contro un gruppo di operai “sovversivi”: vede le forze dell’ordine usare pugni, calci, manganellate che lasciano sul terreno vari feriti ed un morto, un ragazzo che spesso aveva svolto qualche lavoretto anche per le suore.
Suor Severina rimane scioccata, turbata fin nel profondo da tanta violenza e quando sui giornali e alla radio sente proclamare che non è stata la polizia a colpire ed uccidere l’operaio, è pronta a testimoniare.
La madre Badessa, fino a quel momento sempre gentile e materna, su invito della Curia, chiede ed esige che Severina appoggi la versione dei poliziotti e quando la giovane si permette di eccepire e di voler dire la verità, va su tutte le furie e l’insulta e la maltratta.
Combattuta, delusa, mortificata, Severina racconta ad un giudice come sono andate le cose, scatenando la reazione dei giornali contro i metodi, l’arroganza e la prepotenza della polizia.
Ammalatasi fisicamente e turbata nell’animo, Severina esprime con profondo dolore il dramma di una crisi personale sia religiosa che laica, che la porterà a cercare risposte alle sue tormentate e profonde ricerche interiori di verità, con una certezza basata sulla speranza: dopo aver riconosciuto di aver sbagliato, bisogna superare l’errore, sperando di prendere la strada giusta.
La connivenza tra istituzioni ecclesiastiche e potere politico, la violenza brutale delle forze dell’ordine, la menzogna come strumento di governo sono temi ricorrenti in Silone sia negli scenari fascisti che in quelli più recenti che ritiene ancora poco democratici.
Severina, mite, innocente, eroica, vive il suo dramma di crisi profonda di revisione della sua vocazione, di amore per gli oppressi ed i diseredati, di analisi della fede cattolica e condivide il bisogno di affrontare questi temi con una figura molto importante, Don Gabriele, l’immagine della crisi al maschile, vissuta con duro sentimento di abbandono del mondo, di sfiducia, di certezza che non è possibile recuperare la fede.
A lui, che non ha fiducia e speranza nel futuro, Severina dirà che non bisogna “perdere mai la nostra indignazione morale di fronte all’ingiustizia. Non abbandonare mai la ricerca della verità, neanche nella notte scura.”
Severina è il simbolo della speranza cristiana di un rinnovato ordine, di una giustizia sociale più equa, di una chiesa più coerente sulla salvezza delle anime.
Lasciato il monastero, Severina torna nella casa paterna, riprende i contatti con il mondo della sua infanzia, cerca un inserimento nel mondo laico, ma è difficile accettare compromessi, superare la fama che le è valsa la sua testimonianza e il lavoro è difficile da trovare.
Conoscere gli studenti, ammira la loro voglia di combattere per i diritti di ogni cittadino, dall’operaio disoccupato al bracciante, estromesso dai macchinari nuovi nello zuccherificio di Avezzano.
Partecipa ad una manifestazione in piazza del Comune a L’Aquila a sostegno di un gruppo di lavoratori e la polizia, nel tentativo di sedare ogni possibile disordine, spara in aria.
Severina, avendo visto una studentessa amica in situazione di pericolo, si slancia verso di lei e rimane colpita da un proiettile vagante.
Ferita gravemente, morirà in ospedale donando, come ultimo gesto d’amore, le sue cornee ed i suoi reni.
Quest’opera, per quanto incompleta, può essere considerata l’ultimo messaggio di Silone che era un cristiano “coscenziale ”, che viveva momenti di certezze laiche e di inquietudini religiose.
Alla sua morte ha voluto che la moglie recitasse un Pater Noster ed ha rifiutato ogni tipo di cerimonia religiosa; nel suo testamento “et in hora mortis nostrae” scrive: “ Il cristianesimo ufficiale è diventato un’ideologia. Solo facendo violenza su me stesso potrei dichiarare di accettarlo, ma sarei in mala fede.”
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Mercoledì, Settembre 19th, 2007 alle 7:15 pm ed è contenuto in Cultura, Storie.
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Un commento a “Ignazio Silone “Severina””
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Febbraio 2nd, 2010 at 4:18 pm
Salve,
per caso mi potete dire se esiste una traduzione in francese?
Grazie d’anticipo.